LA SCUOLA CATTOLICA: UN ESEMPIO DI CONCEZIONE TOSSICA DELLA MASCOLINITÀ

Tempo di lettura 7 minuti

La Scuola Cattolica è un adattamento cinematografico, a cura del regista Stefano Mordini, dell’omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del premio strega nel 2016. Il film narra le vicende che hanno preceduto il Massacro del Circeo, un fatto di cronaca avvenuto nel comune italiano di San Felice Circeo tra il 29 e il 30 settembre 1975, che vide coinvolte due amiche, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, attirate con l’inganno da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira in una villa fuori Roma col pretesto di una festa. Qui le giovani vennero ripetutamente violentate e torturate fino a provocare la morte di una di loro, Rosaria.

Il film esprime fin da subito l’intento di riportare fedelmente i fatti legati alla vicenda così come si sono susseguiti, tuttavia, il regista invita lo spettatore a riflettere anche su quegli “elementi di contorno” che consentono di avere una visione più ampia e completa dei fattori che hanno contribuito al compimento del reato.

Fin dalle prime scene, lo spettatore viene immerso nella cultura dell’Italia degli anni ’70 e, a poco a poco, si prende confidenza con l’ideologia che impregna la società dell’epoca, ovvero basata su un sistema gerarchico, costruito attraverso sopraffazione e uso radicato della violenza, spesso nascosta dalle mura domestiche o dalla facciata di perbenismo delle istituzioni di stampo religioso. Dunque, quello che traspare fin da subito è il radicarsi di un sistema elitario, che privilegia i ceti borghesi, costruito attraverso la forza e la corruzione che consente di giustificare atti violenti e immorali.

Inoltre, il film dedica spazio alla descrizione di tre contesti in particolare: quello educativo, un istituto cattolico maschile; quello familiare, dove vediamo il padre che esercita la propria autorità sulla moglie e i figli; e quello sociale, ovvero di una società che risente dei recenti moti del ’68 e che, più di ogni altra, si caratterizzò per le avanguardie sociali, politiche e sessuali che provocarono contemporaneamente sconvolgimenti e novità, da alcuni vissute con entusiasmo, da altri come minaccia. Sarà lo stesso Albinati nel suo libro a dire “…l’emancipazione femminile, che giudico il fenomeno politico più duraturo, ha ingenerato segni di violenza e ingestibilità manifestatisi con eventi crudeli”.

Quindi, è proprio la descrizione di questi contesti che consente allo spettatore di cogliere il peso che una mentalità patriarcale e sessista riveste nella formazione di giovani ragazzi, che vede la donna come un oggetto da usare e poi da buttare via.  “Pezzi di carne erano e pezzi di carne sono rimasti”, così Andrea Ghira descrive i corpi di Rosaria e Donatella mentre vengono chiusi nel bagagliaio.

Tuttavia, un altro elemento risulta fondamentale per comprendere a fondo le influenze che stanno dietro ai comportamenti dei giovani e che in parte li ha provocati. Infatti, è proprio nel machismo esasperato, in quella che oggi viene definita “cultura dello stupro” che si possono rintracciare le cause profonde delle violenze inflitte a Rosaria Lopez e Donatella Colasanti nel 1975. “Quello che era successo riguardava tutti noi, bisognava provare continuamente di essere veri uomini, per poi ricominciare da capo e dimostrarlo una volta ancora”.

Infine, un ultimo spunto di riflessione che ci lascia il film e che mi sento di sottolineare riguarda la legge che regola i reati di violenza sessuale. Prima dell’attuale Codice Penale c’era il Codice Rocco e nel 1975 i reati di violenza sessuale e incesto erano ancora facenti parte “Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume” e “Dei delitti contro la morale familiare”. Pertanto, si riteneva che la violenza sessuale non offendesse la persona vittima del reato, ma che venisse lesa una generica moralità pubblica. Con ciò si dimostrava che il bene che si voleva proteggere e tutelare non era tanto la persona, quanto il buon costume sociale, secondo il quale, la donna non era libera di disporre di alcuna libertà nel campo sessuale. Ed è proprio a partire da queste condizioni che il processo agli autori del massacro del Circeo fu un esempio di victim blaming (tendenza a colpevolizzare una vittima rispetto a quanto subito e indurla a pensare di essere stata lei la causa di quanto accaduto). “Se le ragazze fossero rimaste accanto al focolare, dove era il loro posto, se non fossero uscite di notte, se non avessero accettato di andare a casa di quei ragazzi, non sarebbe accaduto nulla” arrivò a dire Angelo Palmieri, l’avvocato difensore di uno degli assassini durante un’udienza, in un’arringa con cui sembrò volesse spostare la colpa dal carnefice alla vittima. Donatella riuscì però ad avvalersi della difesa di Tina Lagostena Bassi, stimata avvocata e femminista e fu da quel processo che il movimento femminista italiano iniziò a rafforzarsi. Tutte le udienze furono presidiate da attiviste per i diritti delle donne e, nonostante i pregiudizi manifestati dagli avvocati e dai media, alla fine la giuria condannò all’ergastolo i tre giovani.

Questa tragica vicenda è stata un triste esempio di come una società di stampo patriarcale e machista e una concezione tossica della mascolinità siano stati dei fattori fondamentali per lo strutturarsi di una società sessista, che ha dato l’illusione a giovani privilegiati di poter compiere atti atroci senza preoccuparsi delle conseguenze, in quanto tutelati dalla loro condizione e privi di riserve morali. Ma questo fatto ha soprattutto contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e a denunciare l’urgenza di un cambiamento che fosse orientato al riconoscimento di maggiori tutele.

È nel febbraio del 1996 che si assistette all’approvazione della Legge n.66, che colloca lo stupro all’interno della categoria dei “Delitti contro la persona” (precisamente quelli contro la libertà personale), sottolineando il carattere offensivo delle condotte punite nei confronti del bene giuridico della libertà sessuale e non più di quelli della moralità e del buon costume, e ad oggi è disciplinata dagli artt. 609-bis e seguenti del Codice Penale.

In conclusione, riproporre fatti di cronaca passati attraverso adattamenti cinematografici, libri e inchieste giornalistiche, dovrebbe costituire per noi un’opportunità per fermarci a riflettere su come, ad oggi, possiamo assistere al cambiamento tangibile della nostra società, testimoniato da una sempre maggiore sensibilizzazione circa queste tematiche.  Fatti come il Massacro del Circeo hanno smosso l’opinione pubblica e ciò ha consentito che le donne si siano progressivamente svincolate da quella condizione soverchiante imposta da una società che oggi vediamo sempre più lontana da noi e dalla quale possiamo mantenere le distanze non dimenticando gli eventi e le condizioni che ci hanno preceduto.

Di Selene Amonini

selene.amonini01@icatt.it

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

Albinati E. (2016). La Scuola Cattolica, Rizzoli, Segrate.

Fiandaca G., Musco, E. (2020). I delitti contro la persona, Diritto penale, Parte speciale, volume II, tomo primo, pag. 206. Zanichelli, Bologna.

Mancini, A. (8 ottobre 2021). La “scuola cattolica” ci mostra quanto la cultura maschilista possa diventare tossica e letale. The vision. https://thevision.com/intrattenimento/la-scuola-cattolica/

https://www.unime.it/en/node/92531

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Massacro_del_Circeo

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