IL TRAUMA: FLASHBACK E CERVELLO

Dal libro “Il corpo accusa il colpo”, Bessel Van der Kolk

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“… Questo è ciò che fa il Trauma. Interrompe la trama… semplicemente accade e, dopo, la vita va avanti…”.

È con queste parole che l’esperta di terrorismo internazionale Jessica Stern descrive, insieme alla sua esperienza, quella di moltissime altre persone.

Nonostante il fenomeno fosse osservato da tempo, l’ American Psychiatric Association (APA) introdusse nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) il Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) solo nel 1980: fino a quel momento, ai veterani del Vietnam venivano attribuite diagnosi di diverso tipo (alcolismo, depressione, abuso di sostanze…), e né i farmaci, né il racconto dell’evento nei minimi particolari risultavano condurre a dei miglioramenti.

Nei primi anni Novanta, grazie alle nuove tecniche di brain imaging, in particolare la Tomografia ad emissione di positroni (PET) e la Risonanza magnetica funzionale (fMRI), lo psichiatra Bessel Van der Kolk e la sua assistente Rita Fisler realizzarono uno studio su otto pazienti con PTSD, ottenendo esiti importanti sulle modalità in cui il cervello si attiva durante il ricordo dell’evento traumatico, o per meglio dire, durante il flashback.

Il nostro cervello si evolve dal basso verso l’alto: la parte più antica è chiamata cervello rettiliano, ed è deputata alle funzioni primarie dell’essere umano.

Il cervello razionale è invece la parte più giovane dell’encefalo e si occupa prevalentemente dell’elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno.

In posizione intermedia troviamo il sistema limbico, che insieme al cervello rettiliano costituisce il cervello emotivo, considerato come la “sede delle emozioni”.

I risultati dello studio di Van Der Kolk e Fisler mostrano che, durante la rievocazione del ricordo traumatico, l’area di maggiore attivazione corrisponde all’area limbica, in particolare all’amigdala, il cui compito è quello di segnalare la presenza di un pericolo e di preparare il corpo alla reazione di attacco/fuga.

Uno dei risultati delle scansioni cerebrali più rilevanti evidenzia che l’amigdala reagisce alla memoria dell’evento traumatico con uno stato d’allarme: vengono rilasciati ormoni dello stress che aumentano la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la frequenza respiratoria. Il solo ricordo dell’evento traumatico causa quindi uno stato fisiologico di arousal agitato, anche molti anni dopo l’accaduto: si attivano le stesse risposte fisiologiche occorse durante l’esperienza traumatica. Come nel caso di Marsha, era come se l’evento traumatico stesse accadendo in quel preciso momento.

Generalmente, quando cessa la situazione di pericolo, il corpo torna al suo normale equilibrio, ma i pazienti con PTSD sperimentano un persistente stato di agitazione, mostrandosi iper-vigili ed iper-reattivi.

Dalle scansioni del cervello catturate durante l’elaborazione del ricordo traumatico risulta inoltre una disattivazione significativa dell’area di Broca (lobo frontale dell’emisfero sinistro), che si occupa all’elaborazione del linguaggio: se questa regione del cervello non è in funzione, risulta chiaramente impossibile esprimere pensieri ed emozioni. Questo spiega il motivo per cui, in condizioni estreme, le persone possono sia urlare o gridare, sia ammutolirsi, immobilizzarsi, o come riportato da Van Der Kolk, “spegnersi”.

I lobi frontali, oltre ad essere fondamentali nell’elaborazione del linguaggio, sono responsabili dell’attribuzione di senso alle informazioni, permettendo all’essere umano di progettare, riflettere e immaginare: il lato destro consente di immagazzinare i ricordi frammentati (suoni, odori, emozioni, ecc.), mentre quello sinistro ha la funzione di tradurre in parole le nostre esperienze, dandogli un senso. Le scansioni cerebrali dei pazienti evidenziarono l’attivazione del lato destro del cervello durante il flashback, contrapposta alla disattivazione di quello sinistro: se quest’ultimo è “spento”, l’individuo non riesce né ad attribuire senso, né a dare ordine all’evento, con una successiva incapacità di capire le conseguenze delle proprie azioni e di creare piani per il futuro.

L’amigdala, come visto, prepara l’individuo ad attaccare/fuggire, mentre i lobi frontali (corteccia prefrontale mediale in particolare), consentono di valutare ciò che sta accadendo, facendo sì che l’individuo compia scelte consapevoli. Nei pazienti con PTSD l’equilibrio tra queste due strutture cambia, e risulta per questo complicato controllare emozioni ed impulsi.

In ambito cinematografico, il flashback è definito dal dizionario Treccani come “procedimento narrativo consistente nell’interrompere il racconto di fatti attuali nel loro sviluppo cronologico…”. È proprio per questo che i soggetti con PTSD “programmano” la propria vita cercando di proteggersi da essi; è proprio come se, usando le parole di Jessica Stern, il trauma “interrompesse la trama”.

                                          Maria Stella Nocchi

mariastellanocchi@utlook.it

Bibliografia

Van Der Kolk, B. (2015), Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Cortina Raffello.

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