NON C’È PIÙ DOMANI

UNO SGUARDO SULLA VIOLENZA DI GENERE ATTRAVERSO IL FILM “C’È ANCORA DOMANI” DI PAOLA CORTELLESI

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“Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo 

e sdegnoso dell’uomo della propria virilità”

(de Beauvoir, 1949)

La violenza nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne. Questa tipologia di violenza comprende tutti gli atti di brutalità fondati sul genere che provocano o hanno l’intenzione di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica. In questa specifica categoria rientrano atti come le minacce di compiere tali azioni, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata. 

Esistono numerose tipologie di violenza nei confronti delle donne:

  • Violenza domestica: atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi/partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida/abbia condiviso la stessa residenza con la vittima. 
  • Intimate Partner Violence: atti di violenza agiti da un partner o da un ex-partner della vittima (Capaldi et al., 2012)
  • Femmicidio e Femminicidio: sono dei termini criminologici utilizzati per indicare l’uccisione delle donne per il fatto di essere donne. Questi termini indicano una forma estrema della violenza di genere contro le donne, prodotto dalla violazione dei suoi diritti umani che culmina con l’uccisione della donna (Milani, 2023). È giusto e doverosoparlare di femminicidio e non di omicidio poiché quest’ultimo raggruppa tutti quegli atti che hanno come fine il togliere la vita ad una persona indiscriminatamente da chi essa sia. È un termine generico che non specifica il movente che ha spinto un soggetto a compiere una tale atrocità, mentre femminicidio si usa perché rappresenta una forma specifica di omicidio dove il carnefice uccide una donna per il solo fatto di essere tale.

È molto importante non dimenticarsi della distinzione che c’è tra conflitto e violenza. Il conflitto può essere mediato e riguarda soggetti paritariamente coinvolti nelle dinamiche conflittuali dove la responsabilità e condivisa da tutti gli attori che ne prendono parte. La violenza invece si basa su una disparità di potere e di opportunità all’interno di una relazione, in questa dinamica la responsabilità è di chi agisce comportamenti violenti a prescindere dal genere.

Il conflitto diventa violenza quando una della due parti vuole annullare l’altra attraverso la forza e l’aggressività. Nel conflitto si può anche crescere e può essere positivo mentre la violenza non fa crescere niente se non la disparità e l’ingiustizia (Poggi, 2017).

La dinamica della violenza nei confronti delle donne viene affrontata nel nuovo film “C’è ancora domani” (Spoiler: saranno presenti le descrizioni di alcune scene del film) di Paola Cortellesi, dove l’attrice interpreta Delia, una mamma con tre figli che subisce violenze di ogni tipo, ogni giorno della settimana, anche solo per aver detto educatamente “Buongiorno Ivà”. Nella pellicola il carnefice viene interpretato da Valerio Mastandrea che prende il ruolo di Ivano, il marito che ha fatto “du guere” e di conseguenza è sempre nervoso ma comunque non lo fa apposta, a detta sua. 

Nel film si notano molto chiaramente i lineamenti di ciò che viene chiamato il ciclo della violenza.

La dinamica della violenza è un ciclo ad escalation, sono azioni che entrano nel quotidiano per diventare molto più frequenti col tempo arrivando anche a più volte al giorno. Il ciclo della violenza può impiegare mesi a cristallizzarsi però una volta che è solido all’interno della coppia l’intervallo tra un episodio violento e l’altro diminuisce drasticamente.

L’aggressore può mettere in atto tre tipi di comportamenti: 

  1. Micro-violenza: quando non arriviamo alla violenza fisica vera e propria ma assistiamo a comportamenti in cui Ivano, per esempio, chiede a Delia i soldi che lei guadagna per tenerseli tutti per sé. Questo comportamento riduce Delia ad essere solo un’oggetto che lavora e che deve portare i soldi ad Ivano. Inoltre, lei non può uscire alla sera, neanche per andare a fare la marmellata con la sua amica Marisa, mentre Ivano può andare a donnacce tutte le sere che vuole. Nel film si vede bene come l’obbiettivo dell’aggressore sia anche quello di isolare la vittima e, anche Giulio, il fidanzato di Marcella (figlia di Delia) ce lo mostra dicendo: “non ce dovrai andà più a lavorà, perché lo dico io e tu sei mia”.
  2. Aggressione o percosse: sono tutti quegli agiti che hanno come fine l’arrecare un danno fisico alla vittima. Come detto poco fa, man mano che il ciclo della violenza si cristallizza l’intervallo tra un agito violento e l’altro diminuisce drasticamente e l’aggressore entra in uno stato dove anche un minimo comportamento da parte della donna potrebbe far scattare l’aggressione. Le vittime riferiscono spesso di avere la sensazione di camminare sulle uova (Poggi, 2017). Nel film, durante il pranzo di fidanzamento di Marcella, Delia mentre porta il dolce inciampa rompendo i piatti e rovesciando tutto il cibo per terra. I personaggi vanno a mangiare il dolce al bar della famiglia di Giulio. Gli unici due attori rimasti sono Delia e Ivano, il quale non aspetta niente per picchiarla e ricordarle quanto sia miserabile.
  3. Violenza letale: arriva molto spesso quando avviene la separazione della vittima dall’aggressore. Una ferita narcisistica perché una mia proprietà se ne va di sua volontà. Spesso l’azione fatale è esito di un’escalation ed è premeditata. 

Il ciclo della violenza è composto da tre fasi:

  1. Fase 1: accumulo della tensione. 

Questa fase può durare anche molti mesi e si parla di ciclo “stop and go” poiché può rimanere in stasi per un certo periodo. In questo periodo l’abusante è ipersensibile al minimo “sgarro” della vittima, tende ad isolarla e a non esprimere affetto (De Lucena et al., 2016). Le risposte di Delia rispecchiano quello che succede nella realtà, tenta di ragionare e di giustificare il comportamento dell’aggressore quando parla con la sua amica Marisa.

  • Fase 2: esplosione.

Il maltrattante umilia verbalmente la vittima come si vede nella scena della colazione o nella scena della cena quando Marcella si dimentica la pentola sul fuoco. Ivano è un perfetto mostro maltrattante, quasi da manuale, egli la colpisce, le impedisce di scappare isolandola e appena scopre che è andata a votare corre di tutta fretta al seggio con l’obbiettivo di riportare il terrore nel mondo di Delia, che, come molte altre donne stava per intraprendere una lunghissima e difficilissima strada che avrebbe permesso di portare, forse, un po’ di luce in quelle oscure relazioni. Nel ciclo della violenza dopo che si supera anche una sola volta la fase esplosiva il ciclo diventa irreversibile.

  • Fase 3: la riappacificazione “luna di miele”.

L’uomo propone la pace chiedendo perdono (De Lucena et al., 2016). Sposta la responsabilità su cause esterne, lo stress delle due guerre, con l’obbiettivo di sporcare la sua persona per farsi perdonare. Ivano anche qua ci mostra che dopo la tempesta c’è sempre il bel tempo o almeno esso è apparente. Nel film dopo un litigio la scena si sposta su un atto sessuale dei coniugi dove Delia è talmente passiva e disconnessa che controlla la polvere sul comodino e non appena Ivano finisce le ricorda ancora una volta che non è colpa sua e che come le ha appena dimostrato la ama ancora.

“Tanto più la mano che ci colpisce ci è cara, tanto più sentiamo il colpo.”

(De La Bruyère, 1754)

Di Filippo Cavalieri

filippopaolo.cavalieri01@icatt.it

Bibliografia

  • Capaldi, D. M., Knoble, N. B., Shortt, J. W., & Kim, H. (2012). A Systematic review of risk factors for Intimate partner violence. Partner Abuse3(2), 231–280. https://doi.org/10.1891/1946-6560.3.2.231
  • De Beauvoir, S. (1949). The second sex.
  • De La Bruyère, J. (1754). Les caractères.
  • De Lucena, K. D. T., De Souza Chaves Deininger, L., Coêlho, H. F. C., Monteiro, A. C. C., De Tolêdo Vianna, R. P., & Nascimento, J. a. D. (2016). Analysis of the cycle of domestic violence against women. Journal of Human Growth and Development26(2), 139. https://doi.org/10.7322/jhgd.119238
  • Poggi, F. (2017). Violenza di genere e Convenzione di Istanbul: un’analisi concettuale. Diritti Umani E Diritto Internazionale11(1), 51–76. https://doi.org/10.12829/86203

Sitografia:

https://www.aforismario.eu/2019/11/frasi-violenza-contro-le-donne.html