Perché raccontiamo storie?

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Le storie accompagnano l’umanità sin dai suoi albori, dai miti delle civiltà antiche alle narrazioni moderne, le storie sono sempre state uno strumento fondamentale per connettersi con gli altri, per trasmettere conoscenze ed emozioni, per provare a dare significato. Ma perché raccontiamo storie? E cosa accade nel nostro cervello quando lo facciamo? Le neuroscienze forniscono risposte affascinanti, rivelando come il nostro cervello sia intrinsecamente progettato per creare, condividere e comprendere narrazioni.

Da un punto di vista evolutivo, le storie hanno svolto un ruolo cruciale nella trasmissione di conoscenze, valori e norme sociali all’interno delle comunità. Attraverso le narrazioni, gli esseri umani potevano tramandare informazioni vitali, per esempio dove trovare cibo, come evitare pericoli, o quali norme sociali rispettare. Esse aiutano infatti a stabilire connessioni tra eventi e concetti, facilitando la comprensione e la memorizzazione delle informazioni. Numerose ricerche hanno dimostrato che per il nostro cervello le storie sono più facili da ricordare rispetto a fatti isolati o a numeri e cifre (New York Times, 2022).

Questo fenomeno è dovuto a diversi fattori, tra cui:

Elaborazione narrativa: gli esseri umani sono essenzialmente creature narrative. Il nostro cervello è ottimizzato per comprendere e ricordare le informazioni presentate in forma di storie. Questo è dovuto in parte al fatto che le storie sono strutturate in un formato coerente e logico, con un inizio, uno sviluppo e una conclusione, cosa che rende le informazioni più facili da elaborare, e spesso includono elementi come personaggi, trame e temi che offrono ancoraggi mnemonici ai quali il nostro cervello può “agganciare” dettagli rilevanti. Inoltre, le storie attivano sia la memoria semantica, fatti e concetti, che quella episodica, eventi ed esperienze personali, creando connessioni profonde tra le informazioni (Data Storytelling, 2023).

Coinvolgimento emotivo: la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che le emozioni svolgono un ruolo cruciale nella memorizzazione delle informazioni. Le storie spesso suscitano emozioni, che possono variare dalla gioia alla tristezza, dalla paura all’eccitazione, e queste agiscono come un “collante” che aiuta a fissare le informazioni nella nostra memoria a lungo termine. Le emozioni potenziano anche l’attenzione e l’elaborazione delle informazioni, rendendole più memorabili. Inoltre, quando le informazioni sono associate a emozioni, esse attivano parti più profonde del cervello, come l’amigdala, che svolge un ruolo chiave nella formazione e nel richiamo dei ricordi (Data Storytelling, 2023).

Effetto di vivacità: l’effetto di vivacità si riferisce al fenomeno per cui le informazioni presentate in modo vivido e sensoriale sono più facilmente ricordate rispetto alle informazioni presentate in modo astratto o disincarnato. Le storie spesso coinvolgono i nostri sensi e la nostra immaginazione, rendendo le informazioni più concrete, dettagliate e quindi più facili da ricordare. Questo effetto è particolarmente potente quando le storie sono visive o coinvolgono altri sensi. Le immagini, i suoni, gli odori e le sensazioni fisiche evocati da una storia possono creare ricordi multisensoriali che sono molto più duraturi rispetto ai ricordi basati su fatti o numeri astratti (Data Storytelling, 2023).

Un fenomeno straordinario che emerge durante la narrazione è la sincronizzazione dell’attività cerebrale tra il narratore e gli ascoltatori: studi di neuroimaging hanno dimostrato che, durante l’ascolto di una storia, le onde cerebrali degli ascoltatori tendono a sincronizzarsi con quelle del narratore. Questo processo, noto come “sincronizzazione inter-soggettiva”, facilita la comprensione e crea una connessione profonda tra le persone. La sincronizzazione cerebrale non è solo un fenomeno passivo, ma è influenzata da fattori come l’emozionalità della storia e l’attenzione dell’ascoltatore. Narrazioni ricche di dettagli sensoriali e di tensione emotiva generano una maggiore sincronizzazione, rendendole più efficaci nel trasmettere messaggi e creare un impatto duraturo (Yeshurun & Ohad, 2023).

Nell’era digitale, il potere delle storie rimane intatto. Dai post sui social media ai film, le narrazioni continuano a modellare il modo in cui percepiamo il mondo. Tuttavia, l’abbondanza di storie disponibili pone nuove sfide, come il rischio di disinformazione o di manipolazione emotiva. Le neuroscienze suggeriscono che storie emotivamente cariche o polarizzanti tendono a diffondersi più rapidamente, grazie all’attivazione del sistema limbico: questo sottolinea l’importanza di sviluppare un pensiero critico per distinguere tra narrazioni autentiche e manipolative (Klucharev, 2020).

Di Ines Fila

inesfila@icloud.com

Bibliografia

New York Times. (2022, December 8). The big question: Why do we tell stories? The New York Times. Retrieved from https://www.nytimes.com/2022/12/08/special-series/the-big-question-why-do-we-tell-stories.html

Data Storytelling. (n.d.). Psicologia, percezione, sociologia e comunicazione: Cosa rende le storie memorabili? Retrieved from https://data-storytelling.it/approfondimenti/psicologia-percezione-sociologia-comunicazione-storie-memorabili/#:~:text=Da%20un%20punto%20di%20vista,e%20la%20memorizzazione%20delle%20informazioni.

Nijhof, A. D., Willems, R. M., & Hagoort, P. (2020). Neural processing of narratives: From individual processing to viral propagation. Frontiers in Human Neuroscience, 14, Article 253. https://doi.org/10.3389/fnhum.2020.00253 

ScienceDirect. (2023). Neural synchronization as a function of engagement with the narrative. Retrieved from https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S105381192300366X

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