“Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso” Lo psicodramma

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Sul palcoscenico finzione e realtà si intrecciano in un modo incredibilmente autentico ed è qui che l’arte incontra la terapia: ci si racconta per scoprire chi si è.

Il teatro è uno spazio in cui esplorare liberamente, dando voce alle parti di sé più recondite: ci si sperimenta, ci si scopre, si esagera, si vive. Se nella vita reale siamo abituati a reprimere le emozioni scomode, sul palco possiamo lasciare che emergano e si sviluppino. L’espressione emotiva ha una funzione catartica: favorisce una sorta di liberazione e purificazione da blocchi e “contaminazioni emotive”; consente di riconoscere, elaborare e trasformare ciò che si prova.

L’esperienza teatrale funge da catalizzatore per la crescita e il cambiamento personale in quanto promuove, attraverso la scoperta e l’ascolto di sé e degli altri, un’accresciuta consapevolezza.

Inoltre, interpretare ruoli diversi e talvolta opposti a quelli che si ricoprono nella vita permette di comprendere meglio le emozioni altrui, potenziando intelligenza emotiva ed empatia.

Il primo a intuire le potenzialità terapeutiche del linguaggio teatrale fu Jacob Moreno, il quale ideò intorno agli anni Venti del Novecento lo psicodramma, una tecnica di espressione emotiva oggi utilizzata come forma di cura in una grande varietà di contesti (educativo, formativo, terapeutico, riabilitativo, etc.)

Dal greco psiche (anima) e drama (azione), lo psicodramma è un metodo psicoterapeutico che utilizza la rappresentazione teatrale come strumento per esplorare e mettere in scena emozioni, relazioni e conflitti interiori. Favorisce consapevolezza, espressione emotiva e cambiamento personale.

Può essere individuale o gruppale

  • Nel setting individuale, il terapeuta guida la rappresentazione simbolica di un evento significativo per il soggetto, talvolta con l’ausilio di oggetti, al fine di favorire l’esternalizzazione delle emozioni e la rielaborazione del ricordo doloroso.
  • Nel setting gruppale, un soggetto, che ricopre il ruolo di protagonista, mette in scena un episodio significativo della propria vita con l’aiuto degli altri partecipanti, gli io-ausiliari, i quali interpretano ruoli significativi nella rappresentazione. Il terapeuta osserva e guida la scena facilitando il processo, mentre il resto del gruppo partecipa attivamente attraverso ascolto ed empatia. 

È importante sottolineare che non si è in alcun modo obbligati a partecipare: ognuno è libero di scegliere se e quando mettersi in gioco come protagonista o io ausiliario e, in alternativa, può assistere alla rappresentazione come membro del pubblico. 

Alcuni paradigmi dello psicodramma sono:

  • Concetto di ruolo: Moreno definisce il ruolo come “forma operativa che l’individuo assume nel momento specifico in cui reagisce a una situazione nella quale sono implicati altre persone o oggetti ” e afferma che “Il giocare un ruolo viene prima dell’emergere del Sé. Il ruolo non emerge dal Sé, ma è il Sé a emergere dai ruoli”.
  • Principio della spontaneità-creatività: improvvisare nel qui e ora, reagendo spontaneamente alla scena che si viene a creare. Il soggetto si trova in un contesto protetto in cui è stimolato ad applicare il suo immaginario, superando rigidità e automatismi.  Questo principio suggerisce che se la rappresentazione scenica e il personaggio interpretato sono finzione, le emozioni che entrano in gioco sono più vere che mai. 
  • Verità soggettiva: non esiste una verità superiore ad un’altra, ma solo ciò che avviene nel qui e ora della rappresentazione.
  • Catarsi e insight drammatico: la messa in scena favorisce la liberazione delle emozioni bloccate (acting out = portare fuori attraverso l’agito) e intuizioni profonde su di sé e sulle proprie dinamiche interiori.

Lo psicodramma permette di rivivere esperienze dolorose assumendo nuove prospettive ed esternalizzando le proprie emozioni attraverso tecniche ed esercizi specifici di role playing. Tra questi troviamo:

  • Inversione di ruolo: il protagonista interpreta il punto di vista dell’altro
  • Tecnica del doppio: un altro partecipante esprime i pensieri e i sentimenti del protagonista
  • Tecnica dello specchio: un altro partecipante interpreta il protagonista, che osserva la scena da fuori 
  • Soliloquio o dialogo con il sé: il protagonista esprime ad alta voce il proprio dialogo interiore
  • Sedia vuota: dialogo simbolico con persone assenti o interiori
  • Improvvisazione
  • Ripetizione di scene passate o rappresentazione del futuro
  • Tecnica del confronto

Il processo si articola in tre fasi:

  • Riscaldamento: esercizi di attivazione che stimolano coesione gruppale, creatività e spontaneità.
  • Azione: uno dei partecipanti mette in scena un episodio significativo della sua vita con l’ausilio degli altri.
  • Condivisione: i membri del gruppo esprimono emozioni e vissuti emersi, senza interpretare o giudicare.

Lo psicodramma non nasce per curare ma finisce per farlo: anche se nella concezione iniziale di Moreno voleva essere solo una forma di espressione e non di cura. Negli anni è diventata una vera e propria tecnica terapeutica che ha ispirato tante altre forme di teatro a fini didattici, formativi e terapeutici. Tra queste ultime troviamo il teatro dell’oppresso e quello di comunità.

Lo psicodramma risulta essere particolarmente efficace per l’elaborazione di esperienze dolorose e/o traumatiche, la gestione di conflitti interiori, la regolazione emotiva, lo sviluppo e la crescita personale, disturbi d’ansia e disturbi di personalità. Viene, inoltre, utilizzato in ambiti educativi, sociali e formativi come, ad esempio, percorsi scolastici tematici, formazione aziendale, e coaching relazionale.  

Irene Civitillo

ire.civi@gmail.com

Sitografia

https://www.stateofmind.it/

https://www.psicoterapiapsicodrammatica.it/lo-psicodramma/

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