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La curiosità è uno dei meccanismi cognitivi alla base dell’esplorazione e della scoperta: ci rende vivi, attivi e desiderosi di conoscere. Anche il rimuginare su azioni passate, però, può essere interpretato come una forma particolare di curiosità, un tentativo della mente di comprendere meglio ciò che è accaduto chiedendosi: “Cosa avrei potuto fare diversamente?. Questa particolare inclinazione a immaginare scenari alternativi prende il nome di curiosità controfattuale.
Curiosità: caratteristiche principali e modelli teorici
La curiosità è “il desiderio di conoscere” (James, 1899; Kidd & Hayden, 2015; p. 449). E, anche “la motivazione che stimola i processi di esplorazione e di ricerca d’informazioni” (Van Lieshout, De Lange & Cools, 2021 p. 14014). Da queste definizioni è possibile individuare alcune caratteristiche del costrutto. Per parlare di curiosità e non di altri processi cognitivi simili, le informazioni ricercate dal soggetto non dovrebbero avere alcun valore strumentale. Ciò significa che non dovrebbero permettere di ottenere vantaggi concreti e immediati. In assenza di un’utilità apparente, la motivazione sottostante i processi di esplorazione o ricerca risulterebbe essere il soddisfacimento di un bisogno intrinseco di conoscenza (Kidd & Hayden; 2015). In aggiunta, la curiosità possiederebbe diversi aspetti in comune con i bisogni primari: non sembra derivi da altri istinti, può essere soddisfatta e, in caso contrario, può diventare più intensa. Potrebbe essere influenzata sia da fattori interni, come caratteristiche di personalità; o esterni, ad esempio la disponibilità delle informazioni o la complessità di un ambiente (Loewenstein, 1994). Le ragioni che elicitano la curiosità possono, però, non essere legate al “puro interesse” (Szumowska & Kruglanski, 2020; p. 36). Ma, possono essere di tipo edonico, quando riguardano il piacere della scoperta; o di tipo cognitivo, quando vi è un interesse nella comprensione profonda della realtà e dei suoi fenomeni. (Bogani, Tentori, Timberlake & Pighin, 2025).
Il desiderio di conoscenza verrebbe soddisfatto attraverso la messa in atto di comportamenti di ricerca (Kidd & Hayden, 2015); come esplorare un nuovo ambiente, fare domande o consultare fonti attenibili (Szumowska & Kruglanski, 2020). Essi non sono manifestazioni specifiche della curiosità. Poiché, potrebbero anche essere attivati da sollecitazioni esterne, come delle ricompense ottenibili al raggiungimento di un obiettivo. Ciò, qualifica il comportamento come motivato estrinsecamente e, per questo motivo, non è possibile associarlo alla curiosità. Ad esempio, chiedere a un esperto potrebbe avere lo scopo di approfondire un concetto che appassiona o quello di mettersi in mostra per avere delle possibilità in più di vincere un concorso da lui indetto. Per tale motivo, potrebbe essere difficile stabilire a priori se un comportamento di ricerca sia guidato dalla curiosità o meno (Szumowska & Kruglanski, 2020).
Nello stato dell’arte attuale non è ancora stato identificato un modello univoco per definire la curiosità (Kidd & Hayden, 2015). Due sono i modelli classici di riferimento: quello di Berlyne (1954) e quello di Lowestein (1994).
Berlyne (1954) tentò di creare una tassonomia della curiosità (Kidd & Hayden, 2015). Attraverso l’identificazione e la combinazione di due dimensioni, ipotizzò l’esistenza di quattro tipologie di curiosità. La prima dimensione introduce le nozioni di curiosità percettiva, ovvero l’interesse verso stimoli nuovi che diminuisce con l’esposizione agli stessi; ed epistemica che riguarda il desiderio di conoscenza, di cui la ricerca scientifica ne è un esempio. La seconda, invece, si riferisce al livello di specificità delle informazioni ricercate. A un estremo si trova la curiosità specifica, definibile come l’interesse verso un particolare aspetto di un problema; mentre dall’altro lato vi è la curiosità generalizzata, ossia un impulso alla ricerca di un alto numero d’informazioni, si ipotizza che quest’ultima possa essere collegata alla noia (Berlyne, 1954; Lowestein, 1994). In una revisione di questa classificazione Berlyne (1954) introdusse i concetti sovra-ordinati di curiosità di tratto, che concerne un aspetto della personalità di un soggetto; e di stato, manifestazione di un atteggiamento curioso in particolari circostanze (Berlyne, 1954; Lowestein, 1994).
Lowestein (1994), invece, cercò di spiegare nel suo modello come e cosa innescasse la curiosità. Egli introdusse la “Teoria del gap informativo”. Essa afferma che la curiosità nasce a seguito della percezione di un’informazione mancante all’interno di un modello mentale prodotto da un individuo. Per supplire ai dati mancanti, si attiverebbero i comportamenti di ricerca (Lowestein, 1994). Più il gap informativo è ampio, più la curiosità sarà intensa. Il gap informativo viene individuato a partire da cosa il soggetto già conosce e ciò che desidererebbe conoscere (Lowestein, 1994). La prima quantità è relativamente oggettiva, mentre la seconda è soggettiva. Esso si percepisce maggiormente quando ci si trova in una situazione d’incertezza: “Lo stato mentale sperimentato da un soggetto intento a decidere tra due o più opzioni competitive” (Gottlieb, Cohanpour, Li, Singletary & Zabeh, 2020, p. 3). È vissuta dal soggetto come uno stato di precarietà, negativo, che è necessario rimuovere. La curiosità farebbe ciò: eliminerebbe le lacune e l’incertezza conseguente attraverso la ricerca di nuove informazioni.
Curiosità controfattuale: evidenze scientifiche
La curiosità controfattuale consiste nella ricerca attiva d’informazioni controfattuali (Fitzgibbon & Murayama, 2022). Esse rispondono alla domanda “cosa sarebbe successo se…” e riguardano eventi o decisioni passate. Questo processo cognitivo presenta caratteristiche analoghe alla curiosità: si manifesta attraverso comportamenti esplorativi, le informazioni ricercate non hanno valore strumentale ed è motivata intrinsecamente. I dati ricercati dal soggetto sono detti alternative controfattuali e consistono in modalità comportamentali concrete, nel e del mondo reale, che si sarebbero potute adottare per ottenere un esito migliore rispetto ad un evento concluso. La curiosità controfattuale si attiva per ridurre il gap informativo e l’incertezza, mantenere una buona immagine di sé e incrementare il senso di controllo e l’autostima (Fitzgibbon & Murayama, 2022). Essa può insorgere anche in situazioni ordinarie in cui la conoscenza dell’informazione controfattuale non è necessaria (Bogani et al., 2025).
È importante mettere in luce che curiosità e pensiero controfattuale siano due processi cognitivi differenti (Epstude & Roese, 2008; Fitzgibbon & Murayama, 2022). Nello specifico, il pensiero controfattuale riguarda la produzione di pensieri del tipo “cosa sarebbe successo se” (Epstude & Roese., 2008). È un processo cognitivo in cui il soggetto immagina degli scenari alternativi rispetto alle sue azioni o degli eventi salienti. È automatico e l’individuo non è coinvolto in comportamenti di ricerca. L’informazione controfattuale è, in questo caso, simulata, ovvero rappresentata solo a livello mentale e non appartenente alla realtà. Le funzioni assolte da questa forma di pensiero sono: la riflessione sugli eventi, l’apprendimento dall’esperienza e la regolazione emozionale. Se utilizzato per questi scopi ha valore adattivo; se, invece, il pensiero controfattuale si presenta in maniera massiccia e continuativa allora è possibile parlare di ruminazione mentale e di esito disadattivo (Davis, Lehman, Wortman, Silver & Thompson, 1995).
Come vi sono evidenze scientifiche rispetto al pensiero controfattuale, lo stesso vale per la curiosità controfattuale. Esse provengono da studi sulla tendenza umana alla produzione spontanea d’informazioni controfattuali in adulti e bambini e all’aumento della stessa a seguito di una decisione (Fitzgibbon & Murayama, 2022).
La produzione spontanea di pensieri controfattuali è un fenomeno comune per gli esseri umani (Fitzgibbon & Murayama, 2022). Tale tendenza suggerirebbe che, anche senza uno scopo pratico immediato, gli uomini siano motivati a esplorare alternative a ciò che è realmente accaduto. Questo comportamento è potenzialmente interpretabile alla luce degli studi (Fitzgibbon & Murayama, 2022) sulla curiosità controfattuale. Secondo i quali, questa tendenza potrebbe riflettere una forma di curiosità epistemica (Berlyne, 1954): un desiderio intrinseco di comprendere meglio il mondo e le conseguenze delle nostre azioni. Ad esempio, uno studio (Markman, Gavanski, Sherman & McMullen, 1993) ha rilevato che oltre il 90% dei partecipanti, mentre giocava a blackjack, generava spontaneamente pensieri controfattuali. Questi pensieri non erano richiesti dal gioco, ma emergevano naturalmente, indicando un interesse intrinseco per le alternative non realizzate (Markman et al., 1993).
Un secondo filone di ricerche si concentra sullo studio dei processi decisionali. I risultati di alcuni studi (FitzGibbon, Moll, Carboni, Lee & Dehghani, 2019; Summerville, 2011) hanno dimostrato la presenza d’ interesse verso le alternative controfattuali in adulti e bambini.
Gli adulti, dopo aver compiuto una scelta tra due opzioni, ricercano attivamente informazioni sull’alternativa scartata (Summerville, 2011). Questo accade anche quando, ottenere l’informazione, non ha alcun influenza sugli esiti delle decisioni future, non ha valore strumentale. Per tale ragione, è possibile ipotizzare che questi comportamenti di ricerca siano il risultato di un desiderio intrinseco di conoscenza (Summerville, 2011). Studi analoghi (FitzGibbon et al., 2019) sono stati condotti con gruppi di bambini. Sembra che già all’età di quattro o cinque anni dimostrino un interesse nell’esplorare le alternative controfattuali ad un evento. Per verificare tale ipotesi è stata allestita una situazione sperimentale in cui i bambini dovevano abbinare una carta a una figura di riferimento. Le carte, però, sono state disposte con il dorso verso l’alto così che i soggetti le scegliessero in maniera casuale. A seguito, veniva data loro la possibilità di osservare le carte coperte con degli “occhiali a raggi X” e scegliere quella corretta. Tre quarti del campione ha deciso di utilizzarli dimostrando uno spontaneo interesse verso le informazioni controfattuali (FitzGibbon et al., 2019). Un aspetto critico di questi studi è che, al momento, non è stata ancora indagata la relazione tra pensiero controfattuale e curiosità controfattuale nei bambini. Un’ipotesi possibile sulla relazione che intercorre tra i due processi cognitivi vede la curiosità controfattuale come un processo che prepara l’individuo alla comparsa del pensiero controfattuale. Completato lo sviluppo di questo ultimo, è possibile che i due processi si presentino in parallelo (FitzGibbon, et al., 2019).
Queste prove potrebbero dimostrare come le caratteristiche delle informazioni controfattuali abbiano un particolare appeal motivazionale che spinge gli esseri umani alla loro ricerca. Questa tipologia d’informazioni è possibile attivi significativamente la curiosità (Fitzgibbon & Murayama, 2022).
Caratteristiche delle informazioni controfattuali che attivano la curiosità.
Secondo Fitzgibbon e Murayama (2022), le informazioni controfattuali potrebbero essere particolarmente attraenti per le persone. Oltre a ridurre l’incertezza, alcune loro caratteristiche sarebbero in grado di stimolare ulteriormente l’interesse verso di esse.
Le informazioni rispetto alle alternative controfattuali risulterebbero essere “quasi disponibili”. Ovvero, l’informazione è già presente nell’ambiente, ma il soggetto non ne ha ancora verificata, attraverso processi di ricerca, la presenza. Prima di compiere una scelta, gli individui generano delle previsioni o aspettative sugli esiti delle diverse possibilità. Potendone scegliere solo una, troveranno riscontro diretto solo le previsioni riguardo all’opzione scelta. Le previsioni sulle altre, invece, rimarranno insolute. Le attese del soggetto sono già delle informazioni che condizionano la sua scelta. In particolare, le aspettative creerebbero il divario informativo che attiva la curiosità. Nello specifico, il gap è dato dal confronto tra l’aspettativa dell’esito e l’esito effettivo, ancora sconosciuto. Compiuta la scelta e colmato il gap informativo, però, la curiosità potrebbe non essere ancora soddisfatta. Le previsioni fatte in precedenza rispetto agli altri esiti rimarrebbero ancora “quasi disponibili” nella mente dell’individuo. Ciò creerebbe un ulteriore divario tra gli esiti delle alternative e l’esito ottenuto. Il perpetuarsi della mancanza d’informazione mantiene attivi i processi cognitivi relativi alla curiosità. Il soggetto è, quindi, spinto a ricercare altre informazioni sugli esiti delle alternative (Fitzgibbon & Murayama, 2022).
Le informazioni ricercate sono di tipo controfattuale in entrambi i casi. Nel primo, una volta compiuta la scelta, se l’esito non è quello che ci si aspettava non si può tornare indietro e modificarla. Nel secondo, accade la stessa cosa. La differenza tra i due è il tipo di confronto che viene fatto, nel primo tra le aspettative e l’esito della scelta, nel secondo tra l’esito effettivo della scelta e gli esiti delle alternative controfattuali. In conclusione, fare previsioni o produrre aspettative in una situazione di incertezza, aumenta la curiosità e la protrae (Loewenstein, 1994). A dimostrazione di ciò Brod e Breitwieser (2019) studiarono questo fenomeno in una condizione ecologica. A un gruppo di partecipanti veniva chiesto di indovinare la risposta ad una domanda mentre ad un secondo gruppo veniva detto che gli sarebbe stata detta la risposta. Il primo gruppo risultò più curioso rispetto al secondo. La causa probabile di ciò è che durante l’attesa tra domanda e risposta le predizioni dell’ultima hanno messo in luce il gap informativo (Brod & Breitwieser, 2019).
Inoltre, le informazioni controfattuali rafforzano il senso di agency dell’individuo. Esso è la sensazione di avere il controllo sugli eventi e, di conseguenza, di poterli modificare. Questa trattazione si basa sugli studi dei modelli causali (Fitzgibbon & Murayama, 2022). Spesso, i soggetti sono soliti riflettere sulle loro azioni e le loro scelte, per individuare come avrebbero potuto ottenere un esito migliore rispetto a quello ottenuto. Le informazioni controfattuali sembrerebbero elicitare un senso di responsabilità causale. Il soggetto considera le sue azioni come la causa dell’esito ottenuto. Questa consapevolezza, a livello psicologico, ha un forte impatto sull’individuo. Sapere di avere il controllo sulla propria vita risulterebbe essere un fattore protettivo rispetto a depressione, ansia e altri disturbi internalizzati. L’esplorazione curiosa delle alternative controfattuali permetterebbe, inoltre, di comprendere meglio il rapporto di causalità tra due eventi (Fitzgibbon & Murayama, 2022).
Un’altra particolarità delle informazioni controfattuali è che potrebbero far provare diverse emozioni all’individuo. L’attivazione emozionale deriverebbe dai processi di ricerca. In particolare, la curiosità espone il soggetto a stimoli nuovi che possono generare sorpresa, sollievo, rimpianto e altre emozioni (Fitzgibbon & Murayama, 2022). Tali stimoli servirebbero anche da palliativo contro la noia. La curiosità controfattuale è stata inserita nella classificazione di Berlyne (1954) come forma di curiosità generalizzata (Bogani et al., 2025). Ciò avvalora la relazione tra curiosità controfattuale e noia. Si ipotizza che gli individui siano più propensi alla riflessione e all’esplorazione controfattuale nei momenti di tranquillità e calma. Inoltre, l’esplorazione controfattuale permette al soggetto di apprendere come gestire l’attivazione emozionale. In particolare, tale sperimentazione avviene in maniera controllata, in quanto è il soggetto che si espone gradualmente alle informazioni controfattuali per suo interesse. Ciò permette di allenare la tolleranza allo stress derivate da stimoli nuovi e la capacità di regolazione emozionale (Fitzgibbon & Murayama, 2022).
In conclusione, la curiosità si articola in diverse sfaccettature. Tra queste vi è la curiosità controfattuale. Essa si configurerebbe come un processo che permette all’individuo sia di comprendere meglio l’ambiente, sia il sé e il suo impatto sulla realtà.
Giulia Colombo
Bibliografia
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