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Non tutte le persone vivono le esperienze positive allo stesso modo: a parità di evento, una buona notizia, un momento piacevole, è possibile imparare a prolungarne il benessere, piuttosto che sperimentare un piacere breve e sfuggente. Questa differenza è stata studiata attraverso il concetto di savoring, definito come la capacità di notare, intensificare e prolungare le emozioni positive (Bryant & Veroff, 2007). A differenza di altri costrutti, il savoring non riguarda la quantità di esperienze positive, ma il modo in cui vengono elaborate. Dal punto di vista psicologico, il savoring è un insieme di strategie cognitive e comportamentali che permettono di regolare attivamente le emozioni positive. In questo senso, il benessere non è solo una conseguenza degli eventi, ma anche il risultato di come li viviamo, in linea con i modelli della psicologia positiva (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000). Un elemento centrale è l’attenzione consapevole al momento presente. La letteratura sulla mindfulness mostra che la capacità di dirigere intenzionalmente l’attenzione è associata a maggior benessere soggettivo (Kabat-Zinn, 2003). Il savoring può essere considerato una forma specifica di attenzione orientata agli aspetti positivi dell’esperienza. Bryant e Veroff (2007) distinguono tre forme principali: savoring del passato (rivivere ricordi positivi), del presente (apprezzare ciò che accade) e del futuro (anticipare eventi piacevoli). Questo evidenzia come il benessere possa essere esteso nel tempo attraverso processi cognitivi. Un altro aspetto rilevante riguarda le credenze sul savoring. Alcune persone tendono a ridimensionare le esperienze positive o a considerarle temporanee, riducendone l’impatto. Al contrario, credere che il piacere sia legittimo e sostenibile è associato a una maggiore capacità di trarne beneficio (Bryant, 2003).
Questi processi sono coerenti con la Teoria Broaden-and-build, secondo cui le emozioni positive ampliano le risorse cognitive e comportamentali e contribuiscono al benessere nel lungo periodo (Fredrickson, 2001). Il savoring, intensificando tali emozioni, può quindi avere effetti cumulativi. Tuttavia, diversi fattori possono ostacolare questa capacità: il sovraccarico cognitivo, il multitasking e l’esposizione continua a stimoli, infatti, riducono la possibilità di soffermarsi sulle esperienze positive. Spesso si passa rapidamente da un’attività all’altra senza elaborare pienamente ciò che si vive, incalzati da una routine frenetica che privilegia il fare rispetto al sentire. Anche alcune abitudini cognitive, come la ruminazione o la preoccupazione anticipatoria, possono interferire: può capitare che l’attenzione venga facilmente spostata verso contenuti negativi, limitando durata e intensità delle emozioni positive.
Dal punto di vista applicativo, il savoring può essere sviluppato, è una capacità che può essere allenata: tra le strategie più efficaci vi sono la condivisione delle esperienze positive, la focalizzazione sui dettagli sensoriali, la gratitudine e la riflessione intenzionale sugli eventi piacevoli. Queste pratiche favoriscono il consolidamento delle emozioni positive.
In conclusione, è importante sottolineare che il savoring non implica negare gli aspetti negativi della realtà, né ricercare costantemente la felicità. Si tratta piuttosto di una competenza regolativa che permette di valorizzare le esperienze positive quando sono presenti, offrendo una prospettiva rilevante sul benessere psicologico: non è sufficiente che accadano cose positive, è necessario anche saperle vivere. In un contesto caratterizzato da velocità e frammentazione, questa capacità rappresenta una risorsa fondamentale per la salute mentale.
Camilla Villa
Bibliografia
Bryant, F. B. (2003). Savoring beliefs inventory (SBI): A scale for measuring beliefs about savoring. Journal of Mental Health, 12(2), 175–196.
Bryant, F. B., & Veroff, J. (2007). Savoring: A new model of positive experience. Mahwah, NJ: Lawrence Erlbaum Associates.
Fredrickson, B. L. (2001). The role of positive emotions in positive psychology: The broaden-and-build theory. American Psychologist, 56(3), 218–226.
Kabat-Zinn, J. (2003). Mindfulness-based interventions in context: Past, present, and future. Clinical Psychology: Science and Practice, 10(2), 144–156.
Seligman, M. E. P., & Csikszentmihalyi, M. (2000). Positive psychology: An introduction. American Psychologist, 55(1), 5–14.

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