SONO UN MOSTRO? LA VERITA’ DIETRO I PENSIERI INTRUSIVI

Tempo di lettura: 5 minuti

“Thoughts are only thoughts. They are not you. You do belong to yourself, even when your thoughts don’t.” – John Green, Turtles All the Way Down 1

I pensieri intrusivi sono come nuvole di pioggia che irrompono in una limpida giornata estiva: disturbano la quiete senza apparente motivo. Possono riguardare una paura ricorrente, avere natura violenta e/o sessuale; qualunque sia il contenuto reca vergogna e irrequietezza nella persona che ne fa esperienza, la quale, invano, cerca di allontanarli.

I pensieri intrusivi sono spesso associati a un disturbo mentale quale il disturbo ossessivo-compulsivo (ripetizione di comportamenti), post traumatico da stress (scatenato da evento stressante o letale) e depressione.

Kerry-Ann Williams, docente di psichiatria presso la Harvard Medical School afferma però che molte persone che sperimentano questi pensieri non hanno un disturbo mentale. Il trigger2 è spesso un evento estenuante o ansiogeno, non da escludere uno squilibrio ormonale, tipico in gravidanza.
La gravidanza è un periodo estremamente stressante per la psiche la quale deve far fronte a una moltitudine di preoccupazioni che non trovano reale pace, l’angoscia è dunque scatenata da vari fattori: la responsabilità di caregiver3 nei confronti di un infante che ne è totalmente dipendente, depressione e ansia post partum, episodi dissociativi e, infine, pensieri intrusivi.
I pensieri intrusivi post-partum assumono tipicamente forma di immagini o riflessioni aggressive relative a danni al bambino causati da una fonte esterna, come un incidente, o dalla madre stessa. L’insorgenza di tali pensieri è aggravata da scarso supporto sociale.
Per esaminare il disturbo ossessivo compulsivo tra le donne dopo il parto che toccano anche pensieri intrusivi esistono due questionari principali:
la Perinatal Obsessive-Compulsive Scale (POCS; Lord et al., 2011) e la Parental Thoughts and Behaviors Checklist (PTBC; Thiséus et al., 2019). Gli item di questi questionari contengono descrizioni dettagliate di pensieri su lesioni al bambino causate da un fattore esterno o dalla madre stessa, nonché controlli ripetuti sul bambino e comportamenti evitanti correlati a pensieri intrusivi. Pertanto, mentre questi strumenti sono importanti per valutare i pensieri intrusivi che indicano il disturbo ossessivo compulsivo, sono meno adatti per esaminarli nell’intervallo normativo e potrebbero essere del tutto scontati dalle donne che non si identificano nelle descrizioni.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM-V), la dissociazione può riflettersi in una varietà di situazioni ed è caratterizzata da interruzione o discontinuità nell’integrazione di coscienza, memoria, identità, emozione e percezione del corpo (American Psychiatric Association, 2013).

La dissociazione è comunemente considerata un meccanismo di difesa psicologico applicato di fronte a situazioni stressanti e travolgenti, che consente a una persona di disconnettersi da emozioni dolorose. Tuttavia, analogamente ai pensieri intrusivi, le esperienze dissociative possono verificarsi in un ampio spettro dal comportamento adattivo a quello patologico: se tali esperienze si verificano ad alta frequenza e intensità interrompendo il normale funzionamento, possono essere considerate patologiche.

La cura del bambino nel periodo post partum può innescare esperienze dissociative in una madre per diversi motivi. Il primo è l’impotenza che può provare nel suo ruolo materno o può essere il risultato di un trauma, sia esso correlato all’esperienza del parto stesso o un trauma passato non elaborato (Jacobvitz et al., 2006; Oh et al., 2016). Infine, il sonno interrotto che caratterizza questo periodo può anche essere correlato a maggiori esperienze dissociative (Giesbrecht & Merckelbach, 2004). Tornando ai pensieri intrusivi la dottoressa Williams spiega come individuarli in tre semplici step:

  1. il pensiero è insolito solitamente di natura violenta
  2. il pensiero è fastidioso
    natura inquietante che spaventa chi ne fa esperienza
  3. il pensiero sembra difficile da controllare essendo ripetitivo si fatica a interrompere il loop

La docente Williams, infine, ci spiega come gestirli:

  1. sono pensieri intrusivi che non nascondono un desiderio difficile da
    accettare, per cui bisogna identificarli come tali
  2. bisogna accettarli, poiché è l’unico modo per attenuarli
  3. non bisogna giudicare se stessi o chi ne fa esperienza

I pensieri intrusivi sono un tema che, ancora oggi, non ha la giusta spotlight4 che si merita, a causa dell’ignoranza circa il tema non sempre chi ne soffre riesce a chiedere aiuto, ma, riprendendo la citazione iniziale: non tutti i pensieri ci appartengono.

Jasmina El Shouraky

jasmina.elshouraky01@icatt.it

Note:

1 “I pensieri sono solo pensieri. Non sono te. Tu appartieni a te stessa, anche quando i tuoi pensieri no.”
(John Green – “Tartarughe all’infinito”)
2  evento scatenante
3  colui che si prende cura
4 attenzione, rilevanza

Bibliografia

Bilodeau K. “Managing intrusive thoughts” in Harvard Health Publishing (2021). https://www.health.harvard.edu/mind-and-mood/managing-intrusive-thoughts

Chasson, M., & Taubman–Ben-Ari, O. (2022). The Maternal Disintegrative Responses Scale (MDRS) and its associations with attachment orientation and childhood trauma. Child Abuse & Neglect, 131, 105693.

Lord C, Rieder A, Hall GB, Soares CN, Steiner M. Piloting the perinatal obsessive-compulsive scale (POCS): development and validation. J Anxiety Disord. 2011 Dec;25(8):1079-84. doi: 10.1016/j.janxdis.2011.07.005.

Thiséus, J., Perrin, S., & Cervin, M. (2019). Intrusive thoughts and compulsive behaviors in postpartum women: psychometric properties of the parental thoughts and behaviors checklist. Psychiatry research, 278, 194-198

Roehr, B. (2013). American psychiatric association explains DSM-5. Bmj, 346.

Cosgrove, S. L. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Jacobvitz, D., Leon, K., & Hazen, N. (2006). Does expectant mothers’ unresolved trauma predict frightened/frightening maternal behavior? Risk and protective factors. Development and psychopathology, 18(2), 363-379.

Leung, A. A., Nerenberg, K., Daskalopoulou, S. S., McBrien, K., Zarnke, K. B., Dasgupta, K., … & Force, C. G. T. (2016). Hypertension Canada’s 2016 Canadian hypertension education program guidelines for blood pressure measurement, diagnosis, assessment of risk, prevention, and treatment of hypertension. Canadian Journal of Cardiology, 32(5), 569-588.

Giesbrecht, T., Merckelbach, H., Geraerts, E., & Smeets, E. (2004). Dissociation in undergraduate students: Disruptions in executive functioning. The Journal of Nervous and Mental Disease, 192(8), 567-569.

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