I disturbi del comportamento alimentare: il binge-eating

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I disturbi alimentari, o del comportamento alimentare (DCA), sono patologie che si manifestano attraverso comportamenti alimentari disfunzionali e preoccupazione eccessiva per il peso e la forma corporea. Molto spesso questi disturbi arrivano a controllare la vita degli individui che ne soffrono e possono avere gravi ripercussioni sia sulla loro salute fisica che mentale . 

Tra questi disturbi troviamo: 

  • Anoressia nervosa: si tratta del disturbo alimentare, forse, più noto. Questo disturbo è caratterizzato da un’estrema restrizione degli alimenti che si consumano, eliminando intere categorie di cibi o limitandosi a mangiare pochissimo o nulla. Spesso chi ne soffre tende a vedersi sovrappeso, nonostante sia sottopeso, e ad avere il terrore di prendere peso. L’immagine corporea in questo disturbo risulta fortemente distorta.
  • Bulimia nervosa: caratterizzata da abbuffate, ovvero l’assunzione di quantità insolitamente grandi di cibo in un periodo di tempo specifico, seguite da condotte di eliminazione per compensare le calorie consumate e per alleviare il disagio provato. Tra i comportamenti compensatori si annoverano il vomito forzato, il digiuno, l’uso di lassativi e l’esercizio fisico eccessivo. Anche in questo disturbo è presente  la paura di ingrassare ma gli individui che ne soffrono presentano spesso un peso nella norma.
  • Disturbo da binge-eating: questo disturbo è facilmente confondibile con il precedente, ma si differenzia da esso in quanto sono presenti le abbuffate ma non le condotte di eliminazione. Le abbuffate sono fatte in segreto e caratterizzate da un assenza di senso di controllo e dalla presenza cospicua di angoscia e vergogna. 
  • Pica: consiste nel consumare oggetti che non sono considerabili cibo in quanto non forniscono alcun valore nutrizionale. Alcuni esempi: ghiaccio, carta, capelli e chiodi. Questo disturbo può portare all’ avvelenamento ed essere mortale.
  • Disturbo da ruminazione: è una condizione in cui una persona rigurgita il cibo che ha precedentemente masticato e ingoiato, lo rimastica e poi lo ingoia nuovamente o lo sputa. La ruminazione si verifica tipicamente entro 30 minuti dal pasto.
  • Disturbo da evitamento/restrittivo dell’assunzione di Cibo (ARFID): questo disturbo è caratterizzato da un disinteresse per il cibo o da una repulsione per alcuni odori, sapori o consistenze. Questo disturbo può portare ad una perdita di peso significativa. 

Il binge-eating è uno dei disturbi alimentari più comuni in assoluto e la sua diagnosi richiede, secondo il manuale del DSM-5, il soddisfacimento di alcuni criteri specifici qui elencati:

  • Ricorrenti episodi di abbuffata
  • Episodi di abbuffata associati a tre o più dei seguenti aspetti:
    • Consumo di cibo in modo molto più rapido del normale
    • Consumo di cibo fino a sentirsi sgradevolmente pieni
    • Consumo di grandi quantità di cibo anche in assenza di fame
    • Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo legato alla quantità di cibo consumato
    • Provare disgusto verso se stessi, sentirsi depressi o molto colpevoli dopo l’episodio
  • Marcato disagio riguardo le abbuffate
  • L’abbuffata si verifica, mediamente, almeno una volta alla settimana per 3 mesi
  • L’abbuffata non è associata all’implementazione sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di bulimia nervosa o anoressia nervosa.

A seconda della frequenza settimanale delle abbuffate, il disturbo può definirsi lieve, moderato, grave o estremo. La causa del binge-eating, come per la maggior parte dei disturbi alimentari, è multifattoriale e, quindi, riconducibile a diversi ambiti, come, ad esempio, la sfera familiare dell’individuo, quella sociale o quella lavorativa. Il discontrollo alimentare, tuttavia, è spesso connesso a un eccesso di ansia, stanchezza, solitudine o incapacità di gestire le proprie emozioni positive e negative. 

Questo disturbo può essere curato con una terapia integrativa che coinvolge diverse figure: medico, psicoterapeuta e biologo-nutrizionista. A breve termine, la cura farmacologica associata alla psicoterapia può diminuire la frequenza delle abbuffate in maniera significativa. Le psicoterapie che possono essere adottate sono quella cognitivo-comportamentale, quella interpersonale di gruppo, la terapia comportamentale dell’obesità, ma anche una terapia di auto-aiuto con manuali. La diminuzione di abbuffate non equivale necessariamente a una perdita di peso, che va raggiunta, appunto, con l’aiuto di una figura come quella del dietista o del biologo-nutrizionista.

Di Marta Ficarra

ficarra.marta@gmail.com

Sitografia

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