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Il DSM-IV-TR (Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce meccanismo di difesa “una risposta psicologica automatica a eventi stressanti interni o esterni o a un conflitto emotivo”. In parole più semplici, si tratta di processi mentali che molto spesso mettiamo in atto in modo inconscio o automatico in determinate circostanze, soprattutto per gestire meglio lo stress e le emozioni negative.
Ma da dove provengono questi meccanismi?
Il contesto storico
La loro scoperta e analisi risalgono agli studi di Sigmund Freud, padre della psicanalisi. Freud sosteneva che la mente fosse divisa in tre istanze:
- Es: la componente legata al piacere, che cerca di soddisfare sempre i propri bisogni e tende a voler tutto subito;
- Super-io: la parte più razionale, che cerca sempre la perfezione.
- Io: si trova in mezzo all’Es e al Super-Io e cerca di bilanciare gli impulsi dell’Es e il desiderio di perfezione del Super-Io, come un mediatore.
Partendo da questa teoria, Freud iniziò a parlare di meccanismi di difesa che l’individuo mette in atto per proteggere l’Io da pensieri, emozioni e impulsi inaccettabili, derivanti dall’Es.
Egli sosteneva, inoltre, che questi meccanismi operano inconsciamente, distinguendoli così dalle strategie di coping, che sono invece azioni consapevoli.
Ma quali sono questi meccanismi?
I principali meccanismi di difesa
Ecco quali sono quelli principali:
- Identificazione proiettiva: attribuire i propri sentimenti o desideri ad un’altra persona, cercando poi di controllarla (es.: ho freddo e dico a qualcuno di mettersi la giacca)
- Negazione: rifiutare di riconoscere la realtà (tipico tra persone dipendenti da sostanze stupefacenti che negano di avere una dipendenza)
- Traslocazione/spostamento: deviare sentimenti e pensieri dalla loro vera fonte su qualcun altro o qualcos’altro (es.: sfogarsi sul partner dopo una brutta giornata)
- Repressione: soppressione di pensieri e sentimenti indesiderati
- Sublimazione: trasformare impulsi inaccettabili in attività accettate dalla società (es.: correre per sfogare la rabbia)
- Humor: usare batture e risate per affrontare emozioni negative
- Razionalizzazione: giustificare delle situazioni a volte anche ridicole in maniera razionale, cercando di trasformarle in situazioni accettabili (es.: copiare ad un esame e cercare di “razionalizzarlo” dicendo che tutti copiano, perciò è normale)
- Regressione: gestire situazioni, ad esempio, di stress con strategie appartenenti ad una fase di sviluppo precedente
- Formazione reattiva: esprimere l’esatto opposto di quello che si prova (essere tristi e ridere a crepa pelle)
- Rimozione/repressione: tenere lontani dalla consapevolezza pensieri, emozioni o ricordi dolorosi o spiacevoli.
- Splitting o scissione: dividere cose, persone e situazioni in “assolutamente positive” e “assolutamente negative”
- Undoing/annullamento retroattivo: tentare di cancellare un evento comportandosi come se non fosse mai avvenuto (es.: dopo la fine di una relazione, frequentare gli stessi posti frequentati con il partner per autoconvincersi di non essersi mai lasciati)
Le diverse classificazioni
Ora che abbiamo un’idea dei principali meccanismi di difesa è importante sapere che diversi studiosi negli anni hanno cercato di classificarli per rendere più chiara la loro comprensione.
Anna Freud, ad esempio, fu tra le prime a introdurre l’idea di una classificazione evolutiva, distinguendo tra:
- meccanismi più primitivi (es. regressione),
- meccanismi intermedi (es. proiezione–introiezione),
- meccanismi più maturi (es. sublimazione).
Il suo contributo aiuta a comprendere come alcune difese emergano in età diverse e con livelli differenti di sviluppo dell’Io.
Successivamente Otto Kernberg distingue tra difese di alto livello (tra cui la rimozione e la razionalizzazione), tipiche di un Io maturo, da quelle di basso livello (tra cui ci sono la scissione, la proiezione e il diniego). Secondo Kernberg la prevalenza di questi ultimi meccanismi di difesa è sintomo di una personalità borderline.
Infine, anche G. Vaillant, distingue i meccanismi di difesa sulla base di due dimensioni:
- maturità-immaturità
- salute mentale-patologia.
Vaillant distingue di conseguenza quattro livelli di difese:
- le difese narcisistiche-psicotiche (proiezione delirante, diniego);
- le difese immature (acting out, dissociazione);
- le difese nevrotiche (rimozione, spostamento, formazione reattiva);
- le difese mature (umorismo, altruismo, sublimazione).
Ma, quindi, perché è importante conoscere i meccanismi di difesa?
Perché sono importanti
I meccanismi di difesa hanno un ruolo fondamentale, sia a livello intrapersonale che interpersonale.
Essi ci proteggono da emozioni e vissuti, soprattutto negativi, come la delusione, la vergogna, la tristezza, la gelosia e l’umiliazione. Le modalità che utilizziamo per esprimerci, agire e relazionarci sono diverse e dunque variano a seconda della tipologia di difesa messa in atto, influenzando così il nostro comportamento e i nostri pensieri. I meccanismi di difesa ci accompagnano quindi per tutta la vita e ci consentono di gestire in modo maturo o immaturo ciò che ci accade. Sono dunque uno strumento prezioso per la gestione della nostra quotidianità.
Quindi, conoscere i meccanismi di difesa e imparare a capirli può essere utile per acquisire più consapevolezza in noi stessi. Tutto ciò però non è sempre facile ed è per questo che a volte potrebbe essere utile consultare un professionista. Uno dei ruoli dello psicologo è, infatti, quello di aiutarci a comprendere meglio noi stessi e l’utilizzo delle nostre difese.
Conclusione
I meccanismi di difesa rappresentano quindi un elemento centrale del nostro funzionamento psicologico: sono modalità attraverso cui la nostra mente cerca di proteggerci, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Non sono né “positivi” né “negativi” in assoluto: diventano però adattivi o disfunzionali a seconda del modo, del contesto, dell’intensità e della frequenza con cui li utilizziamo. Comprenderli significa imparare a conoscere e capire meglio noi stessi e le nostre reazioni. Questo può diventare il primo passo verso un maggiore equilibrio emotivo, relazioni più sane e una consapevolezza di noi stessi sempre più ampia.
Quando questo risulta difficile, il supporto di un professionista, come ad esempio uno psicologo, può aiutarci, offrendoci uno spazio sicuro in cui esplorare noi stessi, i nostri comportamenti e le nostre emozioni, dando loro un significato più profondo.
Dunque, conoscere i meccanismi di difesa, e in particolare quelli che noi mettiamo in atto, non solo può arricchire la comprensione della nostra mente, ma può diventare una preziosa opportunità di cambiamento.
Aurora Fercosini
Sitografia
https://www.unobravo.com/post/il-concetto-di-meccanismo-di-difesa-da-freud-a-oggi
https://www.santagostino.it/magazine-psiche/meccanismi-difesa/
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