CONOSCERE I DISTURBI PER SUPERARE I PREGIUDIZI: DISTURBO BORDERLINE, DISTURBO BIPOLARE E SCHIZOFRENIA

Tempo di lettura: 6 minuti

Quante volte ti è capitato di usare questi termini per etichettare qualcuno senza sapere davvero in che cosa consistono questi disturbi? Hai mai dato dello schizofrenico a qualcuno solo perchè ha avuto un momento di “follia” o del bipolare perchè ha cambiato rapidamente umore? Sapresti dire qual è la differenza tra disturbo borderline e disturbo bipolare se ti venisse chiesto?

Con questo articolo cerchiamo di fare chiarezza su alcuni dei disturbi mentali più diffusi nell’immaginario collettivo, tanto da essere diventati dei termini di uso comune per etichettare in modo dispregiativo comportamenti o individui.

Per comprendere e conoscere in modo esaustivo la natura e lo spettro dei disturbi mentali è necessario fare riferimento al DSM V, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, aggiornato periodicamente dall’American Psychiatric Association. Il manuale fornisce una descrizione puntuale e approfondita dei disturbi, riportando i criteri diagnostici, i sintomi e gli eventuali trattamenti psicoterapeutici/farmacologici.

Il Disturbo Borderline

Il disturbo borderline di personalità è inserito all’interno della sezione dedicata ai Disturbi di Personalità, che si caratterizzano per il fatto che i soggetti presentano “modelli di comportamento che deviano marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo” e possono coinvolgere le modalità di percepire e interpretare sè stessi, gli altri e gli eventi. Il disturbo si caratterizza per un quadro di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e da una marcata impulsività.  L’esordio avviene generalmente in età adolescenziale o preadolescenziale.

Per formulare la diagnosi di disturbo borderline della personalità, i soggetti devono presentare almeno cinque o più sintomi dei seguenti:

  • Sforzi disperati per evitare un abbandono reale o immaginario;
  • Relazioni interpersonali instabili, caratterizzate dall’alternanza fra estremi di iperidealizzazione o svalutazione;
  • Alterazione di identità;
  • Impulsività in diverse aree funzionali della vita quotidiana (economica, nei rapporti sessuali, abuso di sostanze o abbuffate alimentari);
  • Ricorrenti minacce e comportamenti suicidari;
  • Sentimenti cronici di vuoto o di rabbia insensata e immotivata;
  • Ideazione paranoide o sintomi dissociativi.

Il Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare ècaratterizzato da anormali cambiamenti dell’umore e del livello di attività nell’arco di un determinato arco temporale.Corrisponde ad una psicosi maniaco/depressiva e chi presenta questo disturbo manifesta, in modo alternato, lassi di tempo di grande eccitazione (elevazione del tono dell’umore) seguiti da episodi depressivi.  Nel DSM-5 il capitolo specifico dei disturbi bipolari prevede diverse forme del disturbo tra cui: disturbo bipolare I, disturbo bipolare II e disturbo ciclotimico.

Per quanto riguarda la sintomatologia, questa si distingue in sintomi maniacali e depressivi. Fra i sintomi maniacali si riscontrano:

  • Autostima ipertrofica o grandiosità;
  • Diminuito bisogno di sonno;
  • Loquacità maggiore del solito;
  • Facile distraibilità;
  • Aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria;
  • Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose.

Fra i sintomi depressivi si riscontrano:

  • Costante depressione del tono dell’umore o disperazione;
  • Grave riduzione di interessi o di piacere in tutte o nella maggior parte delle attività;
  • Perdita o incremento del peso corporeo o dell’appetito;
  • Affaticamento o perdita di energia;
  • Sentimenti di inadeguatezza, di colpa e/o perdita dell’autostima;
  • Incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni;
  • Pensieri di morte o suicidio.

Per questo disturbo il trattamento farmacologico è d’obbligo e lo psicoterapeuta può avere un ruolo parallelo importante ma non sostitutivo. Lo psicologo clinico può, infatti, aiutare il paziente ad accettare la propria malattia, raggiungere una valutazione realistica delle limitazioni che il disturbo comporta, fronteggiare le fasi depressive o maniacali, ristrutturare i progetti di vita, valorizzare le sue competenze del paziente e aiutare la famiglia a cooperare nella compliance farmacologica.

La Schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo complesso e multiforme, ci sono diversi tipi: paranoide, disorganizzato, catatonico, indifferenziato e residuo. Viene spesso definito come uno dei disturbi mentali più debilitanti e maggiormente diffuso nell’immaginario collettivo. Infatti, numerosi romanzi, film e serie tv hanno spesso utilizzato il disturbo per costruire personaggi accattivanti, privi di emozioni ed empatia, in particolare killer e assassini pluriomicidi.

Questo disturbo può essere fortemente invalidante e limitare l’autonomia di chi ne soffre sia nelle relazioni sociali sia nelle normali attività quotidiane. La famiglia del paziente di solito è estremamente coinvolta e si trova ad affrontare un carico gravoso di preoccupazioni.

L’esordio tende a essere giovanile, tra i 15 e i 35 anni, con valore medio tra i 22 e 23 anni.

I sintomi psicotici vengono raggruppati in due ampie categorie e la diagnosi del disturbo richiede la presenza di almeno due tra i sintomi positivi e negativi. I sintomi positivi riflettono una maggiore distorsione cognitiva o comportamenti eccessivamente disfunzionali e sono:

  • Allucinazioni;
  • Deliri;
  • Eloquio disorganizzato;
  • Comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico

I sintomi negativi riflettono una diminuzione del tono dell’umore e una carenza in alcune funzioni cognitive e consistono in:

  • Appiattimento dell’affettività;
  • Alogia;
  • Abulia

La linea di trattamento prevede una terapia farmacologica, che prevede la somministrazione di neurolettici atipici, abbinata ad interventi psicoterapeutici. L’intervento precoce è fondamentale con soggetti al primo episodio psicotico: programmi per una diagnosi precoce della schizofrenia permettono un intervento più tempestivo che può scongiurare la crisi psicotica e rendere meno drammatica l’evoluzione della malattia.  

Dall’analisi effettuata circa questi tre diversi disturbi, emerge che questi si differenziano fra loro per sintomatologia e manifestazioni risultando, talvolta, marcatamente diversi da come vengono immaginati comunemente.

Pertanto, l’obiettivo di questo articolo è voluto essere quello di sensibilizzare rispetto alla malattia mentale e alle sue manifestazioni, superando, almeno in parte, i pregiudizi e stereotipi legati alle patologie mentali. È importante comprendere e ricordare che i disturbi mentali possono essere più o meno invalidanti per l’individuo e che costituiscono spesso una fonte di sofferenza e disagio per la persona. È necessario riconoscere la gravità e la serietà di queste patologie, delle compromissioni rispetto al funzionamento dell’individuo in diverse aree della vita e di come venga intaccato il benessere psicofisico della persona per fare in modo che lo stigma sociale nei confronti delle persone affette da disturbi di mente subisca un arresto.

Di Selene Amonini  

 selene.amonini01@icatt.it

BIBLIOGRAFIA:

Sanavio, E., & Cornoldi, D. (2017). Psicologia Clinica. terza edizione aggiornata al DSM-5. Il Mulino, Bologna.

American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015.

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