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Il regret, o rimpianto, è un’emozione comune che accompagna molte delle nostre decisioni quotidiane. Anche se è spesso vissuto in modo negativo, il regret può avere una funzione adattiva, utile alla crescita dell’individuo. Capire come nasce e come influenza le decisioni aiuta a comprendere meglio le ragioni al di sotto delle nostre azioni, anche quelle più ordinarie.
Caratteristiche generali del regret e modelli teorici
Il regret è un’emozione negativa che nasce a seguito di una decisione. Nello specifico, nel momento in cui il soggetto si rende conto che, optando per un’altra opzione, avrebbe potuto ottenere un esito più favorevole (Zeelenberg, 1999). È un’emozione cognitiva (Zeelenberg, 1999, p. 94) poiché, per potersi manifestare, necessita che il soggetto sia in grado di immaginare le alternative alla sua decisione, i loro esiti (Zeelenberg, 1999) e compararle alla scelta presa. Queste sono tutte capacità cognitive di alto livello che richiederanno un determinato grado di sviluppo del soggetto per essere utilizzate. La comparazione tra ciò che è e ciò che sarebbe potuto essere alla base del regret è ciò che ci permette di definirla un’emozione controfattuale (Zeelenberg, 1999) che, di conseguenza, crea della dissonanza cognitiva (Roese & Summerville, 2005) nel soggetto e lo spinge ad attivarsi per ridurla.
Tal emozione viene sperimentata maggiormente a seguito di un fallimento di cui si sente la responsabilità. In una situazione, il grado di controllo posseduto da un decisore influenza le risposte emotive rispetto all’esito di una scelta. Più è alto il grado di controllo del soggetto, più si sentirà responsabile per la scelta compiuta, più intenso sarà il regret provato in caso d’insuccesso. Esso si manifesterebbe attraverso il desiderio di modificare l’azione compiuta, pensieri ricorrenti su ciò che si sarebbe potuto fare diversamente e senso di colpa (Zeelenberg, 1999).
Nonostante le sensazioni negative che lo caratterizzano, il regret è considerato dagli individui un’emozione maggiormente positiva rispetto ad altre emozioni come la rabbia o la tristezza (Liu et al., 2023). In particolare, ne è riconosciuta l’utilità e la sua funzione adattiva. Sperimentarlo, aiuterebbe i soggetti a modificare i propri comportamenti futuri per evitare di provare di nuovo tale emozione e a migliorare il modo con cui prendono le loro decisioni (Liu et al., 2023).
Riguardo all’influenza del regret sui processi di decisione, il modello teorico di riferimento è la “regret theory”. Essa è stata sviluppata intorno al millenovecento ottanta grazie al contributo indipendente di Fishburn (1982), Bell (1982), Loomes e Sugden (1982). Questa teoria nasce in risposta ai limiti che erano stati identificati nel modello di scelta normativo (Bleichrodt & Wakker, 2015). Il quale, introducendo il concetto “decisore ideale” (Bleichrodt & Wakker, 2015, p. 507), ipotizzava che il criterio utilizzato dall’uomo per prendere una decisione fosse la massimizzazione dei suoi guadagni. Secondo questo modello, l’uomo ragionerebbe secondo principi logico-probabilistici e non affettivi. Questa ipotesi viene disconfermata nei casi d’incertezza, per cui il criterio di decisione sembra essere la minimizzazione del regret. (Bleichrodt & Wakker, 2015). Ciò pone l’accento sull’influenza dei processi emotivi su quelli di decisione. La definizione di regret è di un’emozione che nasce dal confronto tra l’esito ottenuto e quello che si sarebbe potuto ottenere se si fosse compiuta una scelta differente. Durante il processo di decisione, il soggetto sembrerebbe essere influenzato da una particolare forma di regret, chiamata regret anticipato. Egli sarebbe in grado di stimare l’intensità di regret che proverà a seguito di ogni possibile esito di una decisione e propenderebbe per la scelta che la riduce. Il fattore che può aumentare il regret provato è la disponibilità d’informazioni sugli esiti delle alternative. I soggetti tenderebbero a evitare le situazioni in cui è più probabile ottenere tali conoscenze, per evitare di elicitare l’emozione negativa (Bleichrodt & Wakker, 2015). Ciò dimostra come il desiderio di minimizzare il regret influenzi il processo di decisione.
Evidenze scientifiche rispetto alle diverse tipologie di regret
In letteratura, vengono analizzate diverse tipologie di regret, oltre a quello post decisionale.
Una prima forma è quella del regret anticipato o prospettico. È solito manifestarsi prima di decisioni imminenti (Zeelenberg & Pieters, 2007). L’individuo sarebbe in grado di immaginare il confronto tra diverse opzioni e le emozioni derivanti. Ciò gli permetterebbe di valutare “in anticipo” la scelta che minimizza la dissonanza cognitiva e, di conseguenza, l’intensità del potenziale regret. Inoltre, per minimizzare il regret che verrà provato la persona potrebbe optare sia per una decisione sicura che per una rischiosa. Sembrerebbero essere cinque le casistiche in cui è più probabile sperimentare regret anticipato (Janis & Mann, 1977; Zeelenberg, 1999): quando si sceglie un’opzione preferita rispetto a quella che minimizza il regret, quando le conseguenze di una scelta si potrebbero verificare subito dopo, quando è possibile ottenere nuove informazioni rispetto agli esiti, quando una persona vicina al decisore si aspetta che sceglierà una particolare opzione e quando gli viene concesso, sempre da una persona cara, di ponderare adeguatamente la situazione e prendersi del tempo per selezionare l’alternativa più adeguata (Janis & Mann, 1977; Zeelenberg, 1999). Questa tipologia di regret consentirebbe alle persone di ponderare attentamente una decisione (Zeelenberg, 1999).
Il regret retrospettivo, invece, nasce da ripensamenti su decisioni passate. (Zeelenberg & Pieters, 2007). È un processo comune che permette di imparare dagli errori fatti in precedenza e di fare un bilancio delle proprie esperienze. Un esempio di quest’ultima funzione si riscontra in soggetti anziani che, con l’avanzare dell’età, ripercorrono la propria vita e ne fanno una valutazione. Da tale bilancio può emergere sia felicità, per aver vissuto una vita piena; che tristezza, ipoteticamente correlata al rimpianto di non aver colto delle opportunità (Huang, Pat, Kok, Chai, Feng & Yu, 2023).
È possibile parlare, inoltre, di due componenti del regret: quella emozionale e quella comportamentale (Liu et al., 2023). Con la prima intendiamo l’emozione di tristezza che viene provata immediatamente dopo aver appreso che gli esiti delle opzioni scartate erano migliori rispetto a quello dell’opzione scelta. Invece, il regret comportamentale è la spinta a modificare i propri comportamenti futuri in situazioni analoghe per poter ottenere un outcome differente (Liu et al., 2023). Entrambe le componenti vengono sperimentate da adulti e bambini. La differenza tra i due gruppi è che i bambini sembrerebbero essere più sensibili agli aspetti affettivi. In particolare, sembrerebbe che non abbiano difficoltà a riconoscere che l’alternativa controfattuale è migliore, ma l’avrebbero nel modificare il proprio comportamento di conseguenza (Liu et al., 2023). Ciò è possibile sia dovuto al fatto che lo sviluppo cognitivo non è ancora completo, nello specifico quello delle funzioni esecutive (Liu et al., 2023).
Fattori che determinano l’intensità del regret
L’intensità del rimpianto provato a seguito di una decisione potrebbe variare in conformità a fattori che riguardano il decisore, la situazione di scelta e l’esito della stessa.
Rispetto alla prima categoria; il regret, come detto in precedenza, viene provato quando il decisore si sente responsabile per l’esito della scelta compiuta. Soprattutto, quando si trova in una situazione controllabile, dove avrebbe avuto davvero la possibilità di agire in modo diverso (Zeelenberg, 1999). Inoltre, ciò è supportato dal fatto che gli individui percepirebbero un regret più intenso quando sono loro a compiere delle scelte rispetto a quando lo fanno gli altri. Per tale ragione, la delega della scelta è considerata una strategia per minimizzare o evitare il regret (Zeelenberg & Pieters, 2007).
Un secondo fattore da tenere in considerazione è se il soggetto ha compiuto realmente un’azione, commissione; o se questa è stata solo pensata, omissione. L’intensità del regret provato a seguito di una commissione rispetto a un’omissione è maggiore subito dopo avere saputo dell’esito di una scelta. Questo accade perché è più semplice immaginare di non aver fatto qualcosa piuttosto che di aver fatto un’azione che, però, si è solo pensata. Per questo, le commissioni apparirebbero più modificabili rispetto alle omissioni. Sul lungo periodo, però, il regret derivante da un’omissione aumenta mentre quello della commissione si riduce. Ciò è possibile derivi dal fatto che le alternative disponibili per un’omissione potrebbero essere molte di più rispetto all’alternativa controfattuale di una commissione, cioè il “se non l’avessi fatto”(Roese & Summerville, 2005).
Anche l’età e la cultura di appartenenza mediano l’intensità del regret. Rispetto alla prima, i bambini avranno delle forme di regret meno evolute rispetto agli adulti; mentre gli anziani sembrano provare meno questa emozione. Ciò è potenzialmente dovuto alla percezione personale di avere meno possibilità a disposizione rispetto ai più giovani. In particolare, le forme più dolorose di regret sono abbandonate per quelle più neutrali (Roese & Summerville, 2005). Invece, sono state identificate differenze nella percezione del regret tra culture collettiviste e individualiste (Namkoong, Ro, Hur & Choi, 2022). Tali differenze riguardano l’intensità e i domini in cui si manifesta il regret. A differenza delle culture individualiste, sembrerebbe che in quelle collettiviste le persone provino un regret più intenso a seguito di errori nel campo sociale. In particolare, per far fronte a tale dissonanza cognitiva, metterebbero in atto dei comportamenti per mantenere il proprio status e proteggere le proprie relazioni. Invece, in campo personale, le due culture hanno pattern di regret simili: un aumento del regret rispetto alle commissioni (Namkoong et al., 2022).
I fattori d’influenza legati alla condizione di scelta, invece, riguardano il numero di alternative e l’irreversibilità della scelta.
Quando le alternative alla decisione presa sono molte è più probabile che si sviluppi il regret. A riprova di ciò, grazie ad alcuni studi (Roese & Summerville, 2005), sappiamo che le persone riportano di aver provato, nel corso del tempo, maggior regret rispetto al percorso di studi, alla carriera e alle relazioni (Roese & Summerville, 2005). Questi ambiti sono caratterizzati da un’ampia possibilità di scelta. Pensando al contesto italiano: la scelta della scuola superiore si è complicata, probabilmente, a causa dell’aumento del numero di indirizzi scolastici. Sarebbe, quindi, più semplice pentirsi e provare rimpianto per aver scelto un percorso rispetto a un altro. Oltre a questo, anche l’irreversibilità della scelta aumenterebbe l’intensità del regret. Quando non è possibile fare nulla per modificare l’esito di una decisione, allora, è probabile proveremo un forte rimpianto (Roese & Summerville, 2005).
Rispetto agli esiti, invece, il regret si manifesta a seguito di un fallimento e in misura maggiore quando le informazioni sulle alternative controfattuali sono più disponibili (Roese & Summerville, 2005). La disponibilità permette di fare un confronto immediato e di elicitare immediatamente la risposta emotiva. Per questo gli individui potrebbero attivare delle strategie per evitare il regret. Esse consisterebbero nell’ignorare o far sì di non venire a sapere gli esiti delle altre possibilità (Zeelenberg & Pieters, 2007) Senza queste informazioni, la comparazione con l’esito personale non potrebbe avvenire e, quindi, il regret non si manifesterebbe (Roese & Summerville, 2005).
In conclusione, comprendere il regret significa quindi capire meglio il rapporto tra emozioni e decisioni. Nonostante il disagio che può provocare, il rimpianto aiuta a riflettere sulle proprie decisioni e a orientare meglio quelle future, rendendoci più consapevoli ed efficaci nella nostra quotidianità.
Giulia Colombo
giulia.colomb048426@gmail.com
Bibliografia
Liu, Z., Hong, Y., & Su, Y. (2023). “I am regretful but I would not change my decision”: The dissociation between emotional regret and behavioural regret in children. Current Psychology (New Brunswick, N.J.), 42(30), 26006-26015. https://doi.org/10.1007/s12144-022-03588-9
Namkoong, J., Ro, J. H., Hur, T., & Choi, E. (2022). Regrets over “me” versus regrets over “us”: The influence of culture on action versus inaction regrets. Asian Journal of Social Psychology, 25(3), 532-543. https://doi.org/10.1111/ajsp.12515
Roese, N. J., & Summerville, A. (2005). What we regret most.and why. Personality & Social Psychology Bulletin, 31(9), 1273.
Zeelenberg, M., Beattie, J., van der Pligt, J., & de Vries, N. K. (1996). Consequences of regret aversion: Effects of expected feedback on risky decision making. Organizational Behavior and Human Decision Processes, 65(2), 148-158. https://doi.org/10.1006/obhd.1996.0013
Zeelenberg, M. (1999). The use of crying over spilled milk: A note on the rationality and functionality of regret. Philosophical Psychology, 12(3), 325-340. https://doi.org/10.1080/095150899105800
Zeelenberg, M. (1999). Anticipated regret, expected feedback and behavioral decision making. Journal of Behavioral Decision Making, 12(2), 93-106. https://doi.org/10.1002/(SICI)1099-0771(199906)12:2<93::AID-BDM311>3.0.CO;2-S
Zeelenberg, M., & Pieters, R. (2007). A theory of regret regulation 1.0. Journal of Consumer Psychology, 17(1), 3-18. https://doi.org/10.1207/s15327663jcp1701_3
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