Dentro la tela di Narciso: ripercorrendo i fili del Disturbo Narcisistico di Personalità

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“E mentre cerca di calmare la sete, un’altra sete cresce dentro di lui: e mentre beve, rapito dall’immagine della sua bellezza riflessa, ama una speranza senza corpo: corpo crede ciò che è soltanto ombra (vv 415-418). (…) Ciò che desidero è in me: proprio la ricchezza mi ha reso povero. Oh potessi staccarmi dal mio corpo! Desiderio inaudito per chi ama: volere staccarsi da chi amiamo! (vv 466-468)”

C’è l’amore di Eros e Psiche, che persiste nel buio ma, per colpa di una goccia di cera traditrice, svanisce alla luce di una candela. C’è l’amore di Paolo e Francesca, inevitabilmente reciproco, ma adultero e letale. C’è l’amore di Heathcliff e Catherine che, pur intenso e totalizzante, è messo a tacere dalle catene di una società da cui si liberano solo dopo la morte. L’amore impossibile è un fil rouge che si attorciglia attorno a forme ed epoche diverse, dal mito alla letteratura. Ma di tutti gli amori irrealizzabili, nessuno è impossibile quanto quello del giovane figlio di Liriope e Cefiso. Il suo è un amore paradossale, uguale e contrario a se stesso: egli vuole staccarsi da chi ama, teme di essere abbandonato da un’immagine che esiste solo nel momento in cui la guarda, e si lascia morire di sete davanti ad una fonte, insaziabile di se stesso. Al posto del suo corpo incantevole e straziato dall’amore di sé, nasce un fiore, che ogni anno colora i prati incolti tra gennaio e aprile: il Narciso.

“E anche quando fu accolto negli Inferi, mai smise di contemplarsi nelle acque dello Stige. Piansero le Naiadi sue sorelle, offrendo al fratello le chiome recise; piansero le Driadi, a questi lamenti fa eco Eco. Già approntavano il rogo, le fiaccole da agitare e il feretro: ma il corpo non si trovava da nessuna parte. Al posto suo trovarono un fiore color zafferano, e tutto circondato di petali bianchi.” (vv 504-510)

Narciso non è solo padre di un semplice e grazioso fiore, che coltiviamo nei nostri giardini, ma anche di un quadro patologico complesso e in parte ancora oscuro: il Disturbo Narcisistico di Personalità. 

Si possono contare sulle dita le persone che, nella loro vita, non hanno mai detto “È un narcisista!”. Ma cosa significa veramente? Oggi il termine “narcisista” è quotidianamente usato per riferirsi a persone arroganti, egocentriche e non curanti dell’altro, spesso svuotato delle sue articolate sfaccettature ed implicazioni emotive e psicologiche, che lo rendono un ostacolo enorme sia per chi soffre di questo disturbo che per le vittime di abuso da parte di personalità narcisistiche. Proviamo ora a fare chiarezza attorno ad una parola che, come tante, è rimasta in sottofondo alle nostre vite da sempre senza mai essere pienamente compresa.

Siamo tutti narcisisti…

Per fortuna, siamo tutti narcisisti. Quando si parla di narcisismo, la nostra mente tende a pensare subito alla patologia e a quelle persone che, a nostro giudizio, ne costituiscono un esempio e nutrono il nostro stereotipo del “narcisista”. Tuttavia, la massima greca katà métron, “secondo misura”, è accurata anche in questo frangente: un sano livello di narcisismo è una funzione fondamentale di ogni essere umano. La sua importanza è sottolineata da Elsa F. Ronningstam, psicanalista della Boston Psychoanalitic Society: “Il narcisismo sano gioca un ruolo cruciale nella capacità umana di gestire le sfide, i successi e i cambiamenti; di superare sconfitte, malattie, traumi e perdite; di amare e di essere produttivi e creativi; di provare felicità, soddisfazione e di accettare il corso della propria esistenza.” (Elsa F. Ronningstam, La Personalità Narcisistica). Il narcisismo è dunque un fenomeno psicologico e sociale complesso che riguarda i sentimenti e gli atteggiamenti verso se stessi. In ambito clinico, rappresenta il nucleo dell’autostima, della regolazione emotiva e del senso d’identità, influenzando sia la percezione del sé che il modo di relazionarsi con gli altri.

…ma non tutti abbiamo un DNP

Come già accennato, Narciso è stato padre due volte, prima di un fiore, poi di un disturbo di tre nomi e un nickname: il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP). Il narcisismo, infatti, non è un concetto unitario, ma un fenomeno psicologico che si articola lungo uno spettro, spaziando da componenti sane e adattive a forme patologiche e maladattive.

Quando il narcisismo diventa patologico? Secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), il Disturbo Narcisistico di Personalità è “un pattern pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), bisogno di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti.” 

Restando fedeli ai criteri del DSM-5, un individuo con DNP presenta almeno cinque delle seguenti caratteristiche:

  • Senso grandioso di importanza: esagera i risultati e talenti, aspettandosi di essere riconosciuto come superiore senza una motivazione adeguata.
  • Fantasie illimitate: è assorbito da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza o amore ideale illimitati.
  • Convinzione di essere “speciale”: crede di essere unico o di poter essere capito solo da (o di dover frequentare) persone o istituzioni di alto rango.
  • Richiesta di ammirazione: richiede ammirazione eccessiva.
  • Entitlement (“senso di diritto”): ha l’irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di una soddisfazione immediata dei propri desideri. 
  • Sfruttamento interpersonale: approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi e forma relazioni basate sulla capacità altrui di favorire i propri interessi.
  • Mancanza di empatia: è incapace di riconoscersi o identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri.
  • Invidia: prova spesso invidia verso gli altri o crede che gli altri lo invidino.
  • Arroganza: mostra comportamenti o atteggiamenti presuntuosi o altezzosi.

Differenze tra narcisismo Normale e Patologico (DNP)

Ora che sappiamo dell’esistenza sia del narcisismo sano che di quello patologico, la domanda sorge spontanea: cosa cambia? Che differenza c’è tra narcisismo normale e DNP? La distinzione fondamentale risiede nella qualità dell’autostima e nella capacità di relazionarsi con gli altri. 

  1. Regolazione dell’autostima

Se il narcisismo normale è ancorato alla realtà e si manifesta con un senso di valore personale positivo, auto-accettazione e orgoglio per i propri successi, nel DNP l’autostima è fluttuante o disregolata. L’individuo deve costantemente esaltare se stesso per proteggersi da sentimenti di inferiorità, vergogna e vuoto interiore.

  1. Empatia 

Cifra caratteristica del narcisismo patologico è la mancanza di empatia. Il termine “empatia” deriva dal greco antico empatheia (“sentire dentro”), e si riferisce alla capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona. Il narcisista sano prova compassione e cura verso gli altri, stabilendo connessioni autentiche, mentre l’individuo con DNP, pur possedendo spesso un’empatia cognitiva intatta (capisce intellettualmente la prospettiva di un’altra persona), ha un’empatia emotiva compromessa (ha difficoltà a sincronizzarsi con il dolore altrui e a provare direttamente le emozioni che sta provando un’altra persona).

  1. Resilienza e critiche

Il narcisismo normale funge da risorsa per gestire l’incertezza, le critiche, i fallimenti. Esso contribuisce positivamente alla resilienza (dal latino resilire, “rimbalzare”), ovvero la capacità di affrontare e superare eventi traumatici o periodi di forte stress, riorganizzando positivamente la propria vita. Il soggetto con DNP è estremamente sensibile alle critiche e alla sconfitta, che possono lasciarlo umiliato, svuotato o scatenare reazioni di rabbia e contrattacco.

  1. Relazioni interpersonali

Nel narcisismo sano, le relazioni sono caratterizzate da reciprocità e impegno. A livello clinico, si osserva invece che spesso le persone affette da DNP fanno un uso strumentale dell’altro: tendono a formare amicizie o relazioni sentimentali solo se l’altro può accrescere la loro autostima o favorire i loro scopi personali. Questo può portare a quello che viene definito sfruttamento interpersonale, dove i bisogni dell’altro vengono ignorati o subordinati ai propri.

Nella tela con Eco

Se si rilegge il mito di Eco e Narciso in chiave contemporanea, come metafora delle relazioni tossiche, è possibile immaginare una versione simbolica in cui la loro dinamica diventa quella di una relazione.

Narciso ha avuto modo di parlare: abbiamo ripercorso la sua storia e le sue caratteristiche. È arrivato ora il momento di ascoltare la ninfa Eco, senza una voce da chiamare sua, condannata dalla dea Era a ripetere le parole degli altri. Eco, come l’acqua, restituisce a Narciso una parte di sé, stavolta sottoforma di suono che rimbalza, che rimanda indietro le parole dure del ragazzo, ferita una volta dalla voce di lui, non può che ripassare il dito sul taglio ancora vivo attraverso la propria voce maledetta. 

Come ci si sente ad essere innamorati di Narciso? Ce lo racconta in una breve intervista la dott. ressa Chiara Nicotra, psicologa clinica e psicoterapeuta sistemico-relazionale. L’inizio e lo sviluppo di una relazione di abuso narcisistico seguono tipicamente un modello ciclico e prevedibile, dinamiche descritte da Nicotra come una vera e propria “tela di ragno”, in cui la vittima viene progressivamente intrappolata fino a perdere la capacità di sottrarsi alla relazione. 

La figura di Eco, resa schiava dell’amore per Narciso, diventa una possibile rappresentazione di ciò che accade all’individuo esposto alla dinamica abusante.

Eco è confusa, non si ricorda. Non capisce come, fino a poco tempo prima, credeva di aver trovato un uomo che la completasse, con cui condividere con leggerezza la vita. Non sa quando è successo, non sa come è successo, non sa nemmeno se è successo, ma ora nel bosco è sola e vuota, e piange. Si può essere felici solo se essere fedeli all’altro è essere fedeli a se stessi. Eco, da quando ama Narciso, si tradisce ogni giorno. Fatica a respirare, ha la nausea e mal di testa, sempre stanca, non le piace più niente, il bosco è diventato un deserto, lei stessa dentro si sente arida. La sua testa non è più sua, ma di lui, si sente umiliata, delusa da sé, disprezzata da persone che prima l’amavano. Il suo corpo è pervaso da un dolore che lui non riconosce, e tratta come solletico. Cosa è rimasto di Eco? Di Eco è rimasto solo Narciso.

Ma Eco non vuole guardare e non vuole capire. Ha affidato troppo di sé a lui, si è svuotata in lui e non può dirgli addio, non si può arrendere, non può accettare di non essere riuscita ad essere coerente con se stessa, con l’idea che chiunque meriti di essere amato. Anche chi ti riempie di baci per poi darti uno schiaffo. Eco vuole dimostrare il suo amore e prendersi cura nei momenti più duri per lui, si spoglia di sé per darsi, darsi sempre. Ma come fare, se Narciso la respinge? Se Narciso la respinge con la rabbia, col silenzio, con l’insulto, anche quando lei prova a stargli vicino? Così Eco cammina sui cocci rotti e accetta di vivere con il mal di mare, sempre allerta, in attesa della prossima umiliazione, disposta a morire di fame giorni per una briciola d’amore che arriva inaspettata.

I fili della manipolazione narcisista

L’abuso narcisistico provoca una profonda erosione dell’identità e dell’autostima, lasciando il partner coinvolto in uno stato di confusione emotiva, insicurezza e cronico senso di colpa. La manipolazione induce a dubitare della propria realtà e della propria sanità mentale, portando spesso a una condizione di ipervigilanza, stress elevato e disturbi del sonno. La vittima finisce per perdere la propria spontaneità e il proprio equilibrio, vivendo nel timore costante di sbagliare e sviluppando una potente dipendenza emotiva alimentata dal rinforzo intermittente, che rende il distacco simile a una crisi d’astinenza biochimica. Questo malessere psichico può sfociare in sintomi depressivi, ansia e nella cosiddetta “cancellazione del sé“, in cui l’individuo arriva a non riconoscere più i propri desideri, valori e persino la propria immagine allo specchio.

Ma come ci è finita Eco nella tela del ragno? In un primo momento, Narciso mette la ninfa su un piedistallo, facendola sentire speciale e amata come mai prima. Questa fase è detta di “love bombing”: Eco viene “bombardata” di attenzioni, regali e ascolto apparentemente genuini. Il manipolatore ne studia attentamente gusti e valori per rifletterli (mirroring), facendole credere di aver trovato l’anima gemella. La relazione progredisce in modo estremamente rapido: il narcisista può dichiarare amore eterno o proporre convivenze dopo pochissimo tempo per creare un legame immediato.

Una volta che il narcisista si sente in una posizione di controllo, assicuratosi che la vittima sia emotivamente legata, la sua maschera progressivamente cade e ha inizio la fase della svalutazione. Il narcisista inizia a criticare, umiliare e sminuire il partner, spesso paragonandolo negativamente ad altre persone o ad ex partner idealizzati.

Viene messo in atto il rinforzo intermittente, ovvero un’alternanza imprevedibile tra briciole di affetto e momenti di freddezza o aggressività. Questa dinamica crea una vera e propria dipendenza biochimica nella persona intrappolata nella relazione, simile a quella da stupefacenti, che la spinge a tollerare l’abuso nella speranza di tornare alla “luna di miele” iniziale. Con il tempo, la vittima perde il proprio equilibrio e la propria identità, entrando in uno stato di confusione ed erosione dell’autostima.

Il narcisista si serve di tecniche di manipolazione emotiva (come i già citati love bombing, svalutazione e rinforzo intermittente), strumenti e strategie utilizzati per portare una persona sul proprio terreno e ottenere un vantaggio personale, spesso a scapito della salute mentale della stessa. Nelle relazioni narcisistiche, queste tattiche non sono sempre messe in atto consapevolmente, ma servono a nutrire il bisogno del manipolatore di sentirsi ammirato e di mantenere il controllo.

Alcuni esempi di tecniche di manipolazione sono il gaslighting e l’invalidazione emotiva, in cui il soggetto viene portato a dubitare della propria percezione della realtà e delle proprie emozioni, che vengono sistematicamente sminuite o negate. Il manipolatore nega fatti realmente accaduti o ne inventa di nuovi, portando la persona a pensare di essere “pazza” o di avere problemi di memoria.

Il manipolatore si pone in una posizione di controllo e limita progressivamente l’autonomia di Eco, interferendo con relazioni sociali, scelte personali e libertà individuale, portandola spesso all’isolamento. Strategie ricorrenti sono il silenzio punitivo e il vittimismo, dove il ritiro dell’affetto o della comunicazione viene usato come punizione, mentre il manipolatore si presenta come vittima di circostanze esterne o di altre persone per suscitare senso di colpa, empatia e obbligare l’altro a restare nella relazione o a cedere alle sue richieste.

Infine, il narcisista può ricorrere a triangolazione e diffamazione, in cui vengono coinvolte terze persone per generare gelosia, insicurezza o per isolare la persona dal suo contesto sociale, oppure hoovering e abuso reattivo, che consistono nel tentativo di rientrare nella vita della vittima dopo una rottura per constatare se si è ancora in una posizione di controllo, o nel provocarla fino a ottenere reazioni che userà per colpevolizzarla.

Fuori dalla tela, dentro sé stessi

Come può Eco uscire dalla tela del ragno? Con la parola, la stessa che le è stata rubata. Una parola piena, sua, una richiesta di aiuto. Il primo passo infatti è rompere il silenzio, verbalizzare l’esperienza a persone di fiducia o a professionisti, per rendere “reale” nel proprio cervello quello che si sta vivendo e combattere la manipolazione. È inoltre fondamentale creare una rete di supporto (amici e familiari), da cui il narcisista potrebbe averci isolato attraverso la strategia della “terra bruciata”, come viene definita dalla dott.ssa Chiara Nicotra.

Dato che la mente tende a dimenticare il dolore e a idealizzare il partner nei momenti di distacco (spesso a causa del rinforzo intermittente), Deborah Murcia, psicologa clinica specializzata in abuso narcisista, consiglia di scrivere una lista, un elenco dettagliato di tutti i comportamenti umilianti, le bugie e i danni subiti. Leggere questa lista nei momenti di debolezza aiuta a restare fermi nella decisione di allontanarsi. Per interrompere il ciclo di dipendenza biochimica, la dott.essa Murcia sostiene l’utilità del contatto zero, evitando, se possibile, di frequentare luoghi comuni al partner o bloccandolo sui media di comunicazione. In caso fossero presenti figli in comune, è consigliabile mantenere il contatto puramente per questioni logistiche, per esempio attraverso Whatsapp.Infine, aspetto centrale è il recupero della propria identità e autonomia. Una relazione di questo genere riempie ogni spazio, il narcisista è sempre presente nella vita della vittima, non solo a livello fisico ma anche mentale. Al momento del distacco, l’assenza del partner lascia un vuoto enorme e la quotidianità appare piatta, perché priva di conflitto, premi e punizioni. Proprio in questo momento di fragilità e solitudine si può essere tentati di tornare indietro, ma è necessario avere fiducia nel percorso e restare fermi nella decisione di allontanarsi. Arriva il momento di abitare questo vuoto invece che provare a riempirlo tutti i costi, e cominciare un cammino di scoperta e cura di sé, che sostituisca quello di annullamento per l’altro. Il vuoto da nemico diventa amico, non più cimitero ma luogo di pace, e allora si può cominciare a ricostruire, ricostruire le passioni e le relazioni per le quali in un mondo tutto Narciso non c’era spazio. Spazio che ora può essere usato per capirsi, magari con l’aiuto di un professionista, per conoscersi, esplorarsi, mettere le dita nelle ferite che hanno reso possibile l’incastro relazionale con il narcisista, ferite che sono molto probabilmente emerse anche in altre occasioni e comportamenti nel corso della vita. Massimo Recalcati, riportando il pensiero di Jaques Lacan, afferma che “là dove c’è il dolore, qualcosa parla”, e quel qualcosa è arrivato il momento di ascoltarlo, di fargli spazio e farci spazio, per riprendersi un’identità che abbiamo perso nell’altro ma può essere ancora nostra, se ci diamo il permesso di essere felici.

Chiara Balestra

Bibliografia

AIPG Italia. (n.d.). Profilo psicologico delle vittime di narcisisti e psicopatici. https://aipgitalia.org/profilo-psicologico-delle-vittime-di- 

American Psychiatric Association. (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (5ª ed.). Raffaello Cortina Editore.

InopeRoscio (appunti di filosofia). (2025). Massimo Recalcati – Lacan e la psicologia del linguaggio [Video]. YouTube. https://youtu.be/G_DcV9MhXNs 

Murcia, D. (2025). Psicóloga experta en la manipulación: claves para detectar la manipulación emocional [Video]. YouTube. https://youtu.be/7Uw8ZwjuVfc?is=-Qm-OZQp6w9c4RnV 

Ronningstam, E. (2005). La personalità narcisistica. Raffaello Cortina Editore.

Ovidio. (2005). Metamorfosi (A. Barchiesi, Trad.). Einaudi.

Zorzi, G. (n.d.). Il Disturbo Narcisistico di Personalità e le sue implicazioni nelle relazioni di coppia (Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova).

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