TSO E TENTATO SUICIDIO: COSA SI PROVA E COME INTERVENIRE

Tempo di lettura: 7 minuti

Cosa fare se si riceve un messaggio d’addio?

Cosa succede quando ci troviamo di fronte a una situazione di emergenza?

Questa è la storia di una ragazza di 14 anni con genitori separati che, seduta a tavola in attesa della cena in un giorno di dicembre, riceve un messaggio lungo e sofferente da parte del padre, inviato contemporaneamente ai tre figli e all’ex moglie.

L’uomo negli ultimi tempi aveva minacciato di togliersi la vita, in maniera ironica o in situazioni di conflitto familiare.

Nessuno pensava che potesse realmente passare all’azione.

Il messaggio era in gran parte confuso, tranne che per il significato che racchiudeva.

L’uomo si stava per togliere la vita o se l’era appena tolta.

L’adrenalina sale e il sistema fisico di allerta è in panne.

La ragazza insieme alla madre in 7 minuti raggiungono la casa del padre che dista 14 km.

Il telefono si sente squillare, ma nessuna risposta.

Al campanello, nessuna risposta.

Fortunatamente, e non tutti lo sono, la ragazza ha le chiavi e riesce ad entrare.

Nel frattempo, viene chiamata l’ambulanza.

Quello che madre e figlia trovano è raccapricciante. Il corpo dell’uomo giaceva sul letto, accanto a un fucile.

Iniziano le urla, l’affanno, l’ansia e l’angoscia.

La madre rimane al telefono con gli operatori d’emergenza, che accompagnano le due nell’intervento di primo soccorso.

La figlia nota un particolare importante: le siringhe di insulina sul comodino.

Coma farmacologico.

Gli operatori spiegano l’importanza di calcolare bene i minuti passati dall’iniezione.

Ora fermatevi un attimo.

Potete immaginare il sangue freddo nel riuscire a calcolare i probabili ultimi minuti di vita dell’uomo. Impossibile.

E invece no, il corpo e la mente umana sono un qualcosa di meraviglioso.

Istinto di sopravvivenza, sangue freddo, bisogno fondamentale della persona in vita, chiamatela come volete.

Non solo è possibile, ma salva la vita alle persone.

In seguito all’arrivo dell’ambulanza gli operatori hanno ricoverato d’urgenza il padre, attivando immediatamente il trattamento sanitario obbligatorio.

Da quel momento, fu seguito da psichiatri e psicoterapeuti, e riuscì ad essere accompagnato nel percorso di uscita dal terribile disturbo depressivo che da anni lo perseguitava.

Non sempre si ha la fortuna di ricevere un messaggio di allerta o di riuscire a soccorrere in tempo.

Tempestività, affidamento, fiducia e quando necessario un aiuto coatto possono salvare una persona dalla propria malattia e dalla decisione di porre fine alla propria vita.

Ogni caso è a sé, e non sempre le cose vanno come si spera.

(Luna)

Immaginate ora di avere 20 anni, e di essere seduti sulla panchina sotto casa con un amico a fumare una sigaretta, un giorno di inizio dicembre.

Immaginate di alzare la testa per caso, e vedere vostra madre sul balcone, nonostante lei non fumi, e nonostante faccia freddo.

Ora immaginate di vederla sedersi sulla ringhiera, con una gamba di qua e una di là. Immaginate di urlare “mamma” con tutta la voce che avete in corpo.

E poi, immaginate di vederla rientrare in casa, come se niente fosse successo.

Come se niente fosse successo troverete vostro padre che guarda la tv sul divano, e vostra madre che dorme a letto. Come se niente fosse successo passeranno i giorni, e poi gli anni.

E penserete che siete stati fortunati, certo, ma che forse avreste voluto sapere che cosa fare in quel momento, e avreste voluto fare di più.

(Marta)

Questi racconti personali hanno l’obiettivo di sensibilizzare riguardo al tema del suicidio che molte volte tra le persone viene ritenuto un tema che non le riguarda, un gesto estremo ed esterno a noi. Non sottovalutiamo le emozioni, i vissuti e i segnali. Se si è preoccupati per la salute mentale di una persona, proviamo a comprenderla, allertiamo chi di dovere e cerchiamo di indirizzarla in un percorso di terapia che permetta di non arrivare mai ad un gesto così traumatico e impattante.

Purtroppo ognuno di noi potrebbe trovarsi nella situazione di dover soccorrere un amico o un familiare. Quando temiamo che qualcuno vicino a noi possa tentare il suicidio, soffrire di deliri (sistemi di idee tenacemente sostenuti e resistenti a qualsiasi tentativo di verifica critica, ad esempio: la paranoia non giustificata di essere costantemente inseguiti da spie che vogliono ucciderci) o allucinazioni (percezione di stimoli visivi, uditivi o tattili che non esistono nella realtà, ad esempio: sentire voci che ti ordinano che cosa fare), vorremmo aiutarlo, ma spesso non sappiamo come fare.

In Italia, in seguito alla legge 180/78 (nota anche come riforma Basaglia, e famosa per aver imposto la chiusura dei manicomi in Italia) c’è stata una rivoluzione del Servizi di salute mentale che ha visto, tra le altre novità, la possibilità di accedere a cure psichiatriche in modo volontario.

Infatti la prima cosa da fare per aiutare qualcuno che sta male è sicuramente parlargliene, e proporgli di farsi vedere dal proprio medico di base o da uno psichiatra. Inoltre, si può richiedere di essere ricoverati volontariamente nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), ovvero i reparti psichiatrici ospedalieri.

Se la persona non fosse invece propensa a farsi aiutare, potremmo richiedere un Trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Il TSO è un ricovero obbligatorio di 7 giorni rinnovabile, in cui si impongono il ricovero e una cura farmacologica all’individuo; il TSO si basa sulla difesa del diritto alla salute e sul considerare l’individuo in difficoltà come non pienamente consapevole del disagio psichico che sta provando in quel momento: per tale motivo può essere imposto all’individuo.

Esso può essere richiesto solo se sono dimostrate le seguenti condizioni:

  1. Alterazioni psichiche gravi tali da richiedere interventi terapeutici urgenti non differibili
  2. Gli interventi non vengono accettati dal soggetto, il disturbo è correlato alla patologia psichiatrica
  3. Non esistono condizioni e/o circostanze idonee per attuare interventi utili in ambito extraospedaliero

Qual è l’iter per attivare un TSO?

Il TSO deve essere formalmente richiesto da un medico. Di conseguenza, se il medico di base o un medico appartenente a un Servizio di salute mentale che il soggetto frequenta sono preoccupati per la salute del paziente, possono provvedere alla richiesta. In alternativa una persona vicina al soggetto, solo se seriamente preoccupata, può attivare l’iter attraverso il Pronto Soccorso. È quindi sufficiente una chiamata al 118 per avviare le procedure del TSO.

Una volta che il soggetto entra in Pronto Soccorso verrà visitato da un medico di competenza, il quale, se ritiene che le tre condizioni elencate prima siano soddisfatte, può compilare il documento di proposta motivata di TSO. Un secondo medico deve visitare nuovamente il paziente e, se in accordo con il primo, compilare il documento di convalida della proposta. Tali documenti vengono presentati al Sindaco, che emette l’ordinanza di TSO. Il paziente verrà quindi trattenuto in SPDC per almeno 7 giorni.

Se il paziente ritiene di essere stato ricoverato e trattenuto ingiustamente, può chiedere un intervento tutelare al giudice, che si preoccuperà di verificare l’effettiva necessità del TSO e, in caso contrario, di sospendere il ricovero.

Se il paziente è minorenne per un ricovero volontario serve il suo assenso e il consenso dei genitori o chi ne fa le veci. In caso contrario, può essere richiesto il TSO con l’aiuto del tribunale dei minori.

di Marta Matuella e Luna Piccinelli

marta.matuella01@icatt.it

lunapiccinelli97.lp48@gmail.com

Le informazioni fornite in questo articolo derivano da lezioni tenutesi in Università sull’argomento.

SITOGRAFIA:

https://www.ccdu.org/tso/trattamento-sanitario-obbligatorio

https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/66801/WHO_MNH_MBD_00.3_ita.pdf;jsessionid=5CE31191A505A2E0EE28B30AFD8EC35C?sequence=20

https://www.ordinemedicimodena.it/assets/Uploads/11-febbraio-TRATTAMENTI-SANITARI-OBBLIGATORI-Giusti.pdf

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