I robot vanno a scuola

Tempo di lettura: 6 minuti

Il giorno 11 marzo 2020 si è tenuto un webinar intitolato “I robot vanno a scuola: tecnologia, empatia e relazioni interpersonali” che ha visto l’intervento di due autorevoli relatori: Orazio Miglino, Professore Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell’Educazione presso ’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Pier Cesare Rivoltella, Professore Ordinario di Didattica e Pedagogia Speciale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ad aprire la discussione è stato il chiarimento del significato di robot. Contrariamente a quanto si possa generalmente credere, un robot non è solo un “computer a rotelle”, ma un vero e proprio organismo, artificiale, ma pur sempre un organismo, con il quale l’uomo entra in relazione. I robot si caratterizzano come interazione tra diversi sistemi: un sistema sensoriale più o meno complesso, costituito da telecamere, sensori di contatto, infrarossi; un sistema di approvvigionamento energetico, paragonabile alla nutrizione umana; un sistema motorio o attuatorio, il quale, consentendo di agire fisicamente nel mondo, li rende oggetti sociali a tutti gli effetti; infine, un sistema di controllo, il loro algoritmo che ne regola il funzionamento globale.

Si è proseguiti con la presentazione di due tipologie di robot che hanno fatto il loro ingresso nelle scuole e delle rispettive abilità e competenze che permettono di allenare. La prima categoria è rappresentata dalle scatole di montaggio, ossia scatole contenenti tutti i componenti e le istruzioni relative che sfidano insegnanti e studenti a cimentarsi in prima persona nella costruzione passo per passo di un robot. Appare chiaro come il coinvolgimento in questo genere di attività di gruppo rappresenti un’occasione di arricchimento della sfera socio-cognitiva e relazionale, attraverso lo sviluppo delle soft skills (come le capacità empatiche, di team working, problem solving e di adattamento all’interno del gruppo). Questi robot vengono introdotti in modo particolare nelle attività della scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. La seconda categoria è invece costituita da robot già assemblati, che possono avere differenti funzioni applicative in ambito didattico afferenti all’apprendimento e insegnamento di competenze curricolari o hard skills, inserendosi bene ad esempio negli studi di programmazione (con il coding), matematica, geometria e fisica.

Ad oggi, oltre a queste appena descritte, la robotica, in particolare quella biomorfa, trova applicazione in quanto sostegno per alcuni bisogni educativi speciali. Un esempio è rappresentato da Paro, una foca robot nipponica che viene oggi utilizzata in molti paesi del mondo come strumento di pet therapy, soprattutto per la gestione di stati emozionali sfavorevoli, quali quelli connessi a depressione, ansia e aggressività. Nel futuro prossimo possiamo pensare alla diffusione della robotica anche come strumento di apprendimento delle scienze della vita. Quest’applicazione può essere ben spiegata citando Breedbot: un robot che, proprio come gli organismi viventi, può essere addestrato dall’utente, il quale ha così occasione di sperimentare i meccanismi di apprendimento, influenzando quello di questo organismo artificiale. Cosa ci riserva invece il futuro remoto della robotica? Un’ipotesi sempre più vicina è quella dell’utilizzo della robotica umanoide per la costruzione di compagni e insegnati artificiali che potrebbero fare il loro ingresso nelle scuole, fornendo supporto agli studenti con bisogni educativi speciali e non solo. Un esempio lampante di questo progresso è iCub: si tratta di un piccolo robot umanoide nato dal lavoro del team di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (si ricorda a proposito anche la sua buffa partecipazione a una delle edizioni passate di Italia’s Got Talent).

Quali possono essere quindi le potenzialità dei robot inseriti in ambito scolastico? In primo luogo, essi possono assumere caratteristiche che li rendono particolarmente adatti a sostenere gli apprendimenti, in particolare per la loro flessibilità e l’aspetto umanoide. Sono poi divertenti e immancabilmente stimolano la curiosità di chi vi interagisce, incidendo di conseguenza anche sulla motivazione all’apprendimento. Infine, sono fondamentali per lo sviluppo di tutte quelle competenze proprie del Ventunesimo secolo, come le sopracitate soft skills o le non-technical skills, così come anche quelle dell’area STEAM (Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics).

Può essere infine fatta una distinzione tra due modi di applicare i robot all’interno del contesto scolastico: si può infatti educare con i robot oppure ai robot. La prima modalità permette lo sviluppo di competenze trasferibili in modo trasversale a tutte le discipline scolastiche, favorendo: lo sviluppo di una didattica hands-on che predilige la dimensione operativa; l’uso di una didattica collaborativa, che sfrutta la componente relazionale per incrementare le capacità di problem solving. Riguardo la seconda, invece, possono essere evidenziati tre aspetti principali messi in luce dalla ricerca educativa e che rappresentano obiettivi auspicabili per l’educatore che decide di usare i robot. In primo luogo, è stato riscontrato come far entrare in contatto bambini e robot permette lo sviluppo di una riflessione sul mondo che li circonda, nonché la familiarizzazione con il sistema sociale esteso, che ormai comprende in larga parte anche l’intelligenza artificiale (primo esempio tra tutti gli assistenti personali intelligenti come Alexa, l’assistente di Google e Siri). L’interazione coi robot consente poi di scoprire in prima persona le logiche che stanno alla base di queste tecnologie intelligenti. Ultimo aspetto fondamentale riguarda il fatto che l’interazione diretta coi robot consente lo sviluppo di tutte quelle competenze digitali e culturali che al giorno d’oggi stanno diventando sempre più essenziali per l’accesso al mondo dei significati della nostra realtà e per la costruzione di una solida cittadinanza digitale.

Una questione di non secondaria importanza, emersa anche durante la fase di discussione del webinar, concerne la reazione delle persone e in particolare dei genitori di fronte alla prospettiva dell’ingresso dei robot nelle aule scolastiche. Si tratta sicuramente di una delle maggiori sfide che l’intelligenza artificiale dovrà affrontare, ma che non è tanto diversa dalla diffidenza che ha accompagnato la comparsa di innovazioni tecnologiche di ogni genere lungo tutta la storia dell’uomo; in fondo, anche la scrittura era stata definita come dannosa da Aristotele.

Di Letizia Aquilino

letizia.aquilino01@icatt.it

Per approfondire

Paro: https://www.youtube.com/watch?v=FI_ysQhBPF4

Breedbot: https://www.youtube.com/watch?v=0g824oV1AnI

iCub: https://www.youtube.com/watch?v=DE3VynOr6HE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...