Intervista ai fondatori di ARGO-APS

Tempo di lettura: 15 minuti

Intervista a Leonardo Vignini e Alberto Coppola, fondatori dell’associazione ARGO-APS di Imola. Nelle seguenti righe verranno approfondite diverse tematiche, tra le quali: l’impegno della collettività nella vita culturale della propria città, il funzionamento delle missioni umanitarie rivolte alla Repubblica Democratica del Congo e le sfide che le associazioni neofondate si trovano ad affrontare. La decisione di realizzare un’intervista doppia non è semplicemente dovuta al fatto che le esperienze di questi uomini differiscono tra loro, ma è esito anche della volontà, comune allo scrivente e agli intervistati, di mostrare la molteplicità di pensiero che spinge gli individui ad abbracciare le delicate tematiche sociali di cui andremo a parlare.

Buongiorno ad entrambi, come prima cosa vi chiederei di presentarvi.

L: «Mi chiamo Leonardo Vignini, ho 25 anni, da poco ho concluso il mio percorso di laurea magistrale e sono il Presidente dell’associazione ARGO – Associazione di Promozione Sociale fondata nel 2017 insieme ad Alberto (NdR: il vicepresidente dell’associazione) e altri due fondatori. Inoltre, faccio parte del gruppo missionario Imola-Bukavu un gruppo di missionari che porta avanti dei progetti nella Repubblica Democratica del Congo dove ho avuto il piacere di viaggiare due volte. Quest’ultimo gruppo fa parte dell’oratorio di San Giacomo di Imola e si occupa anche di organizzare attività rivolte ai cittadini allo scopo di raccogliere i fondi utili alle missioni. ARGO, essendo un’associazione composta da molti membri che hanno a cuore questa tipologia di tematiche, ha frequentemente cooperato con il gruppo missionario, spesso dando vita a raccolte fondi devolute ai progetti che si portano avanti a Bukavu.»

A: «Aggiungo che questa è una “destinazione sicura” per l’utile che ricaviamo grazie ai nostri eventi, questo perché ARGO essendo un APS (NdR: associazione di promozione sociale) è un’associazione no-profit, infatti, è nata nel 2017 da quattro soci e ad oggi ne conta più di cinquanta, sempre con l’obiettivo di creare delle occasioni per la collettività, specialmente per giovani ma non solo. Gli eventi che promuoviamo sono molteplici e spaziano dal cinema al teatro, dallo sport alla creazione di conferenze riguardanti le tematiche più disparate ad esempio le violenze di genere. Abbiamo anche dato vita ad un concorso musicale di artisti locali che partecipano con i loro inediti e al “Torneo di Pietro”, ovvero un torneo memorial di calcio e basket in onore di Pietro Venieri il cui utile è devoluto alla “scuola di Pietro” che si trova a Bukavu.Abbiamo ancora tanti progetti in cantiere essendosi ampliata molto l’organizzazione e l’essere un’associazione indipendente ci permette di avere dialoghi con gli altri enti locali. In futuro, ci piacerebbe abbracciare anche tematiche strettamente legate all’ambito psicologico ed organizzare delle iniziative in collaborazione con Montecatone (NdR: l’Istituto Montecatone è un ospedale riabilitativo che si trova presso Imola)»

Attualmente, considerando la situazione di emergenza sanitaria, state portando avanti iniziative esclusivamente online? Se sì, questo ha creato difficoltà nel coinvolgere attivamente i cittadini?

L: «Per quanto riguarda ARGO la pandemia è stata un enorme problema. Considerando che lavoriamo principalmente con le attività culturali, abbiamo avuto delle difficoltà iniziali in quanto cinema e teatri sono stati chiusi. Noi, come organizzazione, viviamo di momenti di assembramento perciò, in questo senso, il coronavirus ci ha tagliato le gambe specialmente l’anno scorso data la situazione totalmente nuova e spiazzante. Nonostante ciò, siamo comunque riusciti a creare dei contenuti online sui nostri social che riguardavano principalmente pillole letterarie e consigli cinematografici. Quest’anno invece, siamo riusciti ad organizzare un evento: ad ottobre, quando la situazione pandemica era più tranquilla, abbiamo organizzato un pranzo con un’esposizione fotografica e musica dal vivo. Quando l’Emilia-Romagna è tornata ad essere zona rossa abbiamo deciso di sfruttare quel forzato periodo di stop per organizzarci in vista di future iniziative. Per assurdo, l’immobilità che ci ha imposto la pandemia ci ha portati ad essere ancora più propositivi: siamo anche stati patrocinati dal Comune di Imola al fine di girare un filmato su un’opera teatrale inedita scritta da mio fratello che verterà da un lato sulla celebrazione del mondo del teatro in tutte le sue fasi più importanti e dall’altro sarà una riflessione su questo periodo di chiusura ed isolamento. Anche per quanto riguarda gli eventi rivolti a Bukavu con il gruppo missioni abbiamo avuto qualche problema ma siamo stati in parte fortunati visto che le principali occasioni di raccolta fondi sono le vendite delle uova di Pasqua e dei panettoni che quest’ultime sono andate molto bene nonostante la pandemia. Personalmente in questo ho percepito una forte volontà delle persone ad essere solidali. ARGO e il gruppo missioni hanno anche portato qualche evento online in cooperazione, come delle dirette su Youtube in cui venivano mostrate le testimonianze dei congolesi a cui viene fornito supporto dal gruppo.»

Noto che c’è una forte sinergia tra il gruppo missioni Imola-Bukavu e ARGO. Come è nato questo sodalizio? Alcuni membri di ARGO erano già facenti parte del gruppo missioni, ritenete che questo abbia fatto sì che ci fosse una forte intesa o invece c’è stato un incontro più formale tra i fondatori di ambedue le associazioni?

A: «Il legame è all’origine: dei quattro soci fondatori di ARGO la quasi totalità ha avuto pregressi contatti con l’Oratorio di San Giacomo e con la realtà di Bukavu, in particolar modo Leonardo. Ovviamente a noi la collaborazione fa un immenso piacere ma ci tengo a sottolineare che è una delle tante che intratteniamo con altri enti come per esempio “l’Associazione per le donne”. Perciò, di tutti gli eventi che svolgiamo con ARGO, soltanto una parte è svolta in cooperazione con il gruppo missioni proprio perché vogliamo mantenere degli orizzonti molto ampi in termini di collaborazione.»

L: «Sì, diciamo che ci piacerebbe collaborare anche con altre associazioni o altri gruppi missionari ma, essendo io stesso già stato in Africa con il gruppo missioni, la collaborazione è nata spontaneamente e in modo molto naturale»

In merito alla nascita di ARGO noto che ci sono dei valori morali a cui siete molto legati. È stata una cosa che fin da subito avete progettato in quest’ottica oppure inizialmente il progetto verteva esclusivamente su una specifica area di interesse e poi si è evoluto nel tempo?

A: «Il nostro statuto (NdR: dell’associazione ARGO) è stato fin dall’inizio molto ampio. Non abbiamo quindi specifici obiettivi anche se due spiccano: far sì che gli utili siano devoluti in attività sociali garantendo la sicurezza dell’impiego dei soldi a tali scopi, e la forte volontà di coinvolgere i giovani in queste attività. Tutto ciò sia internamente ad ARGO che esternamente, grazie ai nostri contatti con gli enti presenti sul territorio. Sottolineo però che la nostra intenzione è quella di essere attivi per la collettività nel suo insieme e non esclusivamente per le fasce di età più giovani nonostante la loro forte e gradita partecipazione incentivata dagli eventi dell’ultimo anno che li hanno colpiti.»

L: «Integro dicendo che lo scopo iniziale dell’associazione era quello di creare una struttura che potesse permettere a chiunque di mettere in pratica le proprie idee ed iniziative a carattere culturale e sociale. Mi sento di dire che in parte sia ancora questo uno dei nostri principali obiettivi e perciò spesso ci rivolgiamo anche a ragazzi di giovane età come quelli in procinto di finire il proprio liceo. Questo perché spesso quando un giovane decide di dar vita ad un proprio progetto spesso si scontra con degli impedimenti burocratici o con problematiche relative al budget e a noi farebbe piacere aiutare fornendo gli strumenti utili allo sviluppo di quell’idea».

A: «Diciamo che vorremmo essere l’interlocutore con giusti mezzi e consigli utili a far sì che quell’idea diventi un progetto tangibile. Soltanto con i nuovi soci iscritti a partire di quest’anno abbiamo già 4 o 5 progetti da portare avanti»

A livello qualitativo la risposta dei giovani della zona è stata fin da subito elevata oppure questo periodo di pandemia ha acutizzato la qualità e il numero di proposte che avete ricevuto?

L: «Fortunatamente fin da subito la partecipazione agli eventi da noi organizzata è stata elevata e questo non solo da parte del pubblico ma anche degli agenti attivi. Per esempio, abbiamo organizzato delle esibizioni durante gli eventi di “Imola in Musica” fin dalla nostra nascita e abbiamo riscontrato una grande adesione da parte dei musicisti stessi. A livello di nuovi associati abbiamo avuto una crescita esponenziale durante la nostra nascita seguita da un periodo di stazionamento in cui contavamo 30 membri ma, come precedentemente detto, questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da un boom di iscritti che ha portato una ventata di freschezza per quanto riguarda le nuove proposte. Mi sento di dire che l’aver trattato tematiche delicate e sentite, ad esempio la violenza sulle donne, in maniera seria ma coinvolgente ha sicuramente giocato un punto a nostro favore. Anche per quanto riguarda i progetti di Bukavu mi è sembrato che molte persone siano entrate in contatto con la realtà congolese grazie alle nostre iniziative».

Parlando più nello specifico delle missioni Imola-Bukavu, quali sono le attività che vengono svolte in loco nella Repubblica Democratica del Congo?

L: «Le attività in Congo del gruppo missioni sono cominciate negli anni ’90 quando il paese versava in condizioni di guerra dichiarata a differenza dei tempi odierni, sebbene tutt’oggi siano spesso presenti dei conflitti. Nel corso degli anni c’è stata un importante crescita delle iniziative proposte ma semplificando possiamo fare riferimento a due “matrici” di attività: i progetti di assistenza ed aiuto umanitario e i progetti di sviluppo. Degli esempi di progetti di assistenza e di aiuto umanitario sono quelli rivolti alle donne vittime di violenza sessuale (anche dal punto di vista culturale e psicologico), quelli incentrati sull’educazione e la malnutrizione infantile, un progetto di adozione a distanza che è attivo dal 2001 in collaborazione col polo liceale di Imola ed infine la costruzione di un complesso scolastico dedicata a Pietro Venieri. I progetti di sviluppo sono principalmente due: la costruzione di una cooperativa agricola che è recentemente nata e coinvolge anche le donne vittime di violenza e la presenza di un istituto di microfinanza che si trova al di fuori della città di Bukavu in quanto la soglia di povertà di queste zone raggiunge picchi notevoli e l’istituto mira a concedere dei microcrediti alle fasce di popolazioni più povere incitando le persone a creare, attraverso questo denaro, attività generatrici di reddito. Queste attività sono quasi totalmente finanziate dagli eventi di beneficenza che si tengono qui in Italia da parte del gruppo missioni (come le già citate vendite di uova di Pasqua, panettoni e calendari realizzati dal polo liceale) e da parte di altri enti come ARGO stessa, come il Torneo di Pietro».

Mi sembra di capire che l’aspetto della sensibilizzazione sia di grande importanza e permei tutte le vostre attività, immagino che molti giovani siano venuti a conoscenza di alcune tematiche socio-culturali esclusivamente grazie al vostro operato riuscendo ad introdurvi nella loro personale bolla di informazioni.

L: «Assolutamente! In particolare, mi è capitato spesso di tenere degli incontri in diverse classi delle scuole superiori (anche se attualmente solo in DAD) ed effettivamente ho notato che i ragazzi sono molto interessati a questi argomenti se esposti in maniera adeguata».

Come è cominciata la collaborazione con il centro Kitumaini? Seguendo alcuni vostri eventi mi sembra di aver capito che si occupi principalmente di attività di microcredito e supporto sociale soprattutto rivolto alle vittime di abuso.

L: «Il centro Kitumaini è una ONG (Ndr: Organizzazione Non Governativa) congolese che, quando i diversi progetti hanno cominciato a ingrandirsi, ha risposto alla necessità di avere una struttura giuridica in loco utile a chi gestiva questi progetti. Attualmente è la struttura che si occupa di portare avanti le iniziative sul territorio e viene sostenuta economicamente dal gruppo missioni Imola-Bukavu. Grazie alle persone che lavoravano in questo centro è nato la IMF (Istituto di Micro Finanza) Kitumaini che è la banca di microcredito della zona, avente un’identità a sé stante. Anche quest’ultima nasce verso la fine degli anni ’90 dopo che alcuni cittadini congolesi esposero le proprie esperienze presso l’Oratorio di San Giacomo suscitando l’interesse di molti. Ciò è interessante perché ci permette di parlare degli scambi culturali che iniziarono proprio in quel periodo e che permisero a molti congolesi di effettuare dei percorsi di formazione in Italia ma purtroppo, oggi risulta molto più difficile effettuare questi scambi. L’idea del microcredito la si deve a uno dei nostri principali responsabili congolesi di nome Pierre che, in seguito ad una donazione privata di mille euro ottenuta da una famiglia durante uno dei suoi viaggi in Italia, ha deciso di effettuare dei prestiti al fine di aiutare i più bisognosi. Sicuramente questo progetto di microcredito è complesso e ci possono essere delle criticità, ma sapendo che questo istituto riesce ad erogare prestiti a 2300 persone siamo consci che le famiglie ne beneficiano».

Una domanda più personale: avete avuto entrambi esperienze in Africa?

A: «Io no, ma ho avuto modo di conoscere quella realtà grazie ai collaboratori di ARGO e attraverso i racconti di molti amici. A mio avviso, penso che la sensibilità alle tematiche che toccano questi luoghi non debba necessariamente sorgere dopo che si siano toccate con mano le difficoltà che gli abitanti devono affrontare, bensì credo che spendere parte del proprio tempo libero, effettuare una donazione o prendere parte ad un’associazione siano modi molto concreti e nobili per aiutare queste realtà.»

L: «Diciamo che la nostra vera e propria missione si tiene qui in Italia. I progetti congolesi hanno vita propria e sono tenuti in attività dai congolesi stessi. Ovviamente consiglio a chiunque ne ha la possibilità di visitare paesi come il Congo perché è un’esperienza che ti arricchisce immensamente e io stesso, durante i miei interventi nelle scuole, noto i vantaggi che se ne possono trarre».

Leonardo, ad alcuni eventi a cui ho preso parte, ho avuto modo di osservare alcune video-testimonianze. Durante queste tue interviste ci sono stati dei dettagli che ti hanno particolarmente colpito? Che effetto fa sentire delle storie che si discostano enormemente dal nostro vissuto quotidiano?

L: «Andare in Congo ti colpisce sia in positivo che in negativo. In negativo perché la povertà è dilagante e soprattutto perchè è evidente che ci sia una mancanza di interesse, sia a livello internazionale che nazionale, nella risoluzione dei problemi del paese. Ciò è molto triste perché paradossalmente il Congo è molto ricco di materiali preziosi ma è palese che ci siano degli interessi a mantenere l’attuale situazione che impedisce al paese di sfruttare le proprie risorse al meglio. Gli aspetti positivi sono invece i rapporti umani che si costruiscono, l’ammirevole forza di volontà dei congolesi che portano avanti i progetti e l’enorme senso di gratitudine che dimostrano, non tanto per l’aspetto economico quanto per quello interpersonale. Le interviste che più mi hanno scosso sono state certamente quelle che ho svolto con le donne vittime di abuso in quanto raccontano di una situazione tragica ma lo fanno con una forza d’animo sorprendente».

Riprendendo uno degli aspetti da te citato: quanto reputi che gli aspetti legati al commercio del Coltan (NdR: una miscela di columbite-tantalite di cui il Congo è uno dei più grandi venditori al mondo insieme al Ruanda, è solitamente utilizzato per la creazione di superconduttori ma anche per la costruzione di condensatori contenuti nei computer e negli smartphone) giochino a favore dello sfruttamento minerario del paese con conseguenze anche sul lavoro minorile e il finanziamento dei movimenti di guerriglia?

L: «Sicuramente è un fattore importantissimo, purtroppo la ricchezza del paese è la sua stessa sfortuna. Probabilmente questo è uno dei principali motivi che determinano l’immobilismo a livello internazionale. Il Coltan, infatti, si trova in pochissime zone del mondo e alcune stime arrivano ad affermare che fino all’80% del Coltan mondiale si trovi proprio in Congo, perciò queste regioni sono state e vengono tutt’oggi ampiamente sfruttate dalle imprese multinazionali. A prova di ciò basti pensare al fatto che il Ruanda è il maggior esportatore di Coltan a livello mondiale seppur sia un paese molto piccolo e con un numero molto inferiore di miniere rispetto al Congo. Sicuramente questo non è l’unico problema del paese perché ridurre tutti i problemi congolesi a questioni meramente economiche sarebbe riduttivo in quanto occorre considerare anche gli aspetti della politica interna, gli interventi internazionali e tanti altri fattori anche di tipo culturale e sociale. Non considerare la multidimensionalità di queste situazioni rischia veramente di banalizzarle».

Di Alfredo Carrelli

Alfredo.Carrelli@outlook.it

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