LA PRATICA DELLA LOGOTERAPIA di V. FRANKL: “Non c’è una psicoterapia senza una teoria dell’uomo ed una sottostante filosofia della vita”

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Così scriveva Viktor Frankl, il fondatore e ideatore dell’analisi esistenziale meglio conosciuta come Logoterapia. Una visione filosofica, ancor prima che psicoterapica, che concepisce l’intervento clinico come un sostegno volto ad accompagnare la persona nella ricerca del senso della propria esistenza. L’analisi esistenziale, essendo una forma di sostegno psicologico, è costituita da dottrine e postulati di base che la caratterizzano. La concezione dell’uomo derivante dal pensiero di V. Frankl si pone in contrapposizione rispetto alla filosofia esistenzialista. Per la concezione logoterapica non vi è coincidenza tra l’essenza e l’esistenza: l’uomo è sì un essere finito, che deve costantemente passare dall’essere al dover-essere. Le dimensioni dell’esistenza umana si sviluppano in “altezza” e non solo in profondità.

Per la logoterapia l’uomo è un essere caratterizzato dalla singolarità, dall’irripetibilità, dalla relazionalità e dalla finitudine. Una concezione che concepisce l’essere umano come un’unità fisicopsicologicospirituale.  La prospettiva è quindi pluridimensionale.

Frankl enuncia due leggi che fanno da cardine alla filosofia sottostante la psicoterapia: le leggi dell’ontologia dimensionale. La prima legge ha l’obiettivo di chiarire l’unità dell’essere umano in relazione alla molteplicità delle dimensioni che lo caratterizzano. La seconda legge sottolinea invece come la personalità dell’uomo possa essere compresa solamente tenendo conto, in una prospettiva di totalità integrata, tutta la molteplicità di fattori che caratterizzano la vita di un uomo.

Per rendere il concetto più chiaro, Frankl utilizza l’esempio di una figura geometrica: il cilindro. Un cilindro, nel momento in cui viene posto sotto un fascio di luce genera due proiezioni distinte: un cerchio nel piano di base e un rettangolo nel piano laterale. La prima legge recita infatti: “Un solo ed identico fenomeno, proiettato al di fuori delle sue dimensioni in altre dimensioni inferiori alle sue, dà origine a figure diverse in netto contrasto tra loro”. Mentre la seconda afferma che: “Differenti fenomeni, proiettati al di fuori della propria dimensione in una stessa dimensione inferiore alla propria, danno origine a figure che appaiono ambigue”. E anche in questo caso, prendendo spunto dal mondo matematico-geometrico, si può notare come tre figure differenti come una sfera, un cilindro e un cono aventi lo stesso diametro, generano entrambi, se visti dall’alto, la medesima figura circolare.

La logoterapia pone, come abbiamo detto precedentemente, l’essenza dell’uomo al di fuori di esso, al di fuori della propria esistenza. Ne consegue che la realizzazione non si esaurisce nei vincoli biologici posti dalla condizione di natura in cui nasciamo, ma si rivolge all’esterno, nell’autotrascendimento. Il significato eccede la condizione qui ed ora, ma è rivolta alla ricerca in prospettiva di significati da attribuire, da ricercare. Significati che trovato il luogo d’essere nella relazione.

La prospettiva dell’ontologia dimensionale proposta da Frankl tenta di superare anche la questione filosofica del rapporto mente-corpo. Se si considera l’uomo esclusivamente in termini biologici e psicologici, escludendo la dimensione “trascendente” ci si trova davanti ad una prospettiva frammentata e incompleta che nuoce alla salute psicofisica dell’uomo. Da un punto di vista puramente biologico e neuroscientifico verranno evidenziati i fenomeni mentali in termini di impulsi elettrici, sinapsi, neuroni etc. in una logica meccanicistica e riduzionista. Mentre, in una prospettiva marcatamente psicologica verranno messi in luce fenomeni mentali slegati dalla loro ineludibile appartenenza somatica. Per Frankl, neurologo ancor prima di psichiatra, attraverso la prospettiva dell’ontologia dimensionale vi è una riappacificazione delle due prospettive. L’immagine del rettangolo e quella del cerchio non entrato in contraddizione tra di loro, ma attraverso lo sguardo dell’uomo, è possibile rilevare come essi siano due prospettive della medesima cosa.

La comprensione da un punto di vista psichiatrico di Vincent van Gogh in una prospettiva puramente clinica e psicologica non riuscirebbe a cogliere la complessità della sua persona e il senso della sua produzione artistica. Secondo i criteri del DSM-5 verrebbe classificato come schizofrenico. La comprensione confinata nel recinto dell’esistenza non permettere la comprensione di ciò che sta “al di sopra”, dell’essenza. Di conseguenza, senza cogliere il significato del dolore e del disagio, portato dal singolo paziente, non si sarà in grado di cogliere se, tornando all’esempio del cilindro, la proiezione del cerchio arrivi da un cilindro, da una sfera o da un cono.

V. Frankl viene considerato il terzo maestro della scuola viennese dopo Freud e Adler. Frankl ed entrò in contrasto con entrambi i maestri. Criticò la prospettiva pulsionale di Freud orientata alla ricerca del piacere e si distaccò successivamente anche dalla prospettiva della volontà di potenza di Adler con la quale si era trovato in sintonia dopo l’allontanamento Freudiano. Trovò come mentore e maestro lo psicoanalista Rudolf Allers, anch’egli critico nei confronti della psicoanalisi classica e fondatore di una pratica clinica che trae origine dalla concezione antropologica cattolica di S. Tommaso D’Aquino.

Frankl pone come motore principale della vita dell’uomo la “Volontà di significato”, in contrapposizione alla volontà di piacere e alla volontà di potenza. La volontà di significato indica come spinta motivazionale nell’uomo la ricerca di un senso per la propria esistenza. Frankl afferma infatti che: “L’uomo cerca sempre un significato della sua esistenza; egli è sempre nell’atto di muoversi alla ricerca di un senso del suo vivere; in altre parole, è ciò che io chiamo: la volontà di significato“.

Per la logoterapia, il piacere, non è il fine ultimo dell’uomo, ma è l’effetto derivante dal processo di attribuzione di significato ad un evento. Inoltre, nella prospettiva Frankliana, il piacere è concepito come autodistruttivo nel momento in cui più ci si spinge a soddisfare le mancanze provocate da esso, meno le si riesce a colmare. Come per esempio nei disturbi sessuali, che senza una adeguata risignificazione dell’esperienza di disagio vissuta, il puro raggiungimento del risultato in termini biologici risulta inefficiente ai fini di un ritrovato benessere, incistando così il comportamento in una forma nevrotica di adattamento disfunzionale alla problematica in questione.

Mentre la “potenza” adleriana viene tramutata nel mezzo con cui si raggiunge il significato; perciò, anch’essa non è il fine ultimo dell’essere nel mondo. L’autotrascendimento implica “l’uscir fuori da sé” e non il “ripiegarsi in sé” in termini autoaffermativi.

Frankl, ribalta anche la celebre piramide dei bisogni Abraham Maslow. Lo psicologo statunitense pone l’autorealizzazione tra i bisogni superiori dell’uomo, in cima alla piramide. Nella prospettiva di Maslow, per il conseguimento dei piaceri superiori è necessario il soddisfacimento di quelli inferiori. Infatti, prima del bisogno di autorealizzazione, devono essere soddisfatti quelli alla base della piramide: i bisogni biologici come mangiare, dormire etc. Frankl, prendendo spunto dalla sua esperienza nei lager nazisti evidenzia come la sopravvivenza di molti dei deportati, nonostante le terribili condizioni e il mancato soddisfacimento dei bisogni primari, fosse proprio la ricerca di un significato in ciò che stava succedendo. Inoltre, a livello clinico, le dipendenze patologiche che riguardano i bisogni primari (alcolismo, bulimia, dipendenza da sesso) hanno in realtà all’origine una sensazione di mancanza di significato. Per la logoterapia quindi l’autorealizzazione è l’effetto del raggiungimento di una attribuzione di significato e non il bisogno più “alto” dell’esistenza umana. L’essenza della vita deve uscire al di fuori dell’esistenza e non esaurirsi in essa.

La volontà nella logoterapia è intrinsecamente connessa con il concetto di libertà. Frankl parla di “libertà della volontà”. L’uomo, essere finito e vincolato ai suoi limiti biologici e psicologici, non è possessore della facoltà di controllare il proprio destino derivante da tali limiti, ma è libero di scegliere l’atteggiamento con cui accostarsi ad esso. È libero di attuare un pensiero proprio, di assumere un atteggiamento personale in relazione alle situazioni contingenti che la vita propone. L’uomo infatti non è “libero di” condizionamenti, ma è “libero da” i suoi condizionamenti in termini di accettazione o negazione di essi. Ed è questa condizione di distanziamento che gli permette di sperimentare l’autotrascendimento. Una forma concreta di tale potenzialità è data dall’autoironia., ossia la capacità di osservarsi dall’esterno e di ridere dei propri limiti, distaccandosi da essi.

Per la logoterapia, quindi, l’esistenza di un essere umano è intimamente legata al concetto di autotrascendenza. Il significato della vita è presente in ciascuno di noi ed è nostro compito trovarlo e attuarlo, in particolar modo quando esso sembra non essere presente. Il significato di cui parla la logoterapia non è collettivo, non è una verità rivelata universalizzabile simile a quella delle religioni. Ma è un significato personale, unico e irripetibile come la vita di ogni essere umano.

Frankl, infine, teorizza delle direttive cliniche (riprese tra l’altro dalle terapie cognitive di terza ondata come la ACT, una tecnica psicoterapica mindfulness-based che mira a ridurre i propri schemi mentali e pensieri disfunzionali e l’insorgere di sentimenti negativi legati ai propri sintomi clinici). Vi sono delle direzioni, delle vie regie attraverso cui l’uomo può conseguire la ricerca del significato della propria esistenza. Esse prendono il nome di valori.

In particolare, i valori individuati sono tre:

  • Valori di creazione (come il lavoro, ciò che l’uomo produce e crea),
  • Valori di esperienza (Come l’amore, ciò che l’uomo esperisce, come il sentimento provato per un’altra persona),
  • Valori di atteggiamento (Come la visione complessiva, la weltanschauung personale, con cui quotidianamente osserviamo il mondo).

Di Tommaso Tunesi

tommyatune@libero.it

 BIBLIOGRAFIA:

(Le informazioni contenute nell’articolo trovano riscontro in:)

Frankl, V.E. (1998), Alla ricerca di un significato della vita. Per una psicoterapia riumanizzata. Ugo Mursia Editore, Milano.

Frankl, V.E. (1990), Un significato per l’esistenza. Psicoterapia e umanismo. Città Nuova, Roma.

Frankl, V.E. (1998), Senso e valori per l’esistenza. La risposta della logoterapia. Città Nuova, Roma.

Frankl, V.E. (1999), Uno psicologo nel lager. Ares, Milano.

Frankl, V.E. (1977), Logoterapia e analisi esistenziale. Marcelliana, Brescia.

Frankl, V.E. (1992), La sofferenza di una vita senza senso. Psicoterapia per l’uomo d’oggi. Ugo Mursia Editore, Milano.

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