HYPE HOUSE E TIKTOK DRAMA: ADOLESCENTI IN VETRINA

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Con 1.283.207.472 riproduzioni su Spotify, Drivers License di Olivia Rodrigo è uno dei brani con più successo nel 2021. La sua grande popolarità è probabilmente legata anche alla storia che racconta, ossia quella della malinconia di un’adolescente che si ritrova assalita dai ricordi di una relazione troncata. Una storia come tante, insomma, un giovane amore che termina e che fa soffrire quando l’altro si avventura in una nuova relazione, ma anche una storia come nessun’altra. Olivia, Joshua e Sabrina non sono infatti tre ragazzi qualunque, bensì attori e cantanti con una fanbase estesissima. Succede così che tutto si amplifichi e dopo l’uscita della canzone, a gennaio 2021, a parlare della “nuova ragazza dell’ex” non siano solo le amiche di Olivia, ma milioni di persone in tutto il mondo, in un gossip che spesso e volentieri è sfociato in vere e proprie minacce rivolte verso l’allora ventunenne Sabrina Carpenter.

Facciamo un salto avanti di qualche mese, Jack Wright, diciottenne tiktoker e membro della Hype House, pubblica sul suo canale di YouTube un video in cui accusa l’amica Sienna Gomez, diciassettenne, di averlo abusato sessualmente ed emotivamente per mesi, portando al pubblico apparente chiarezza dopo settimane di accuse e smentite. Senza inoltrarsi nella discussione sulla veridicità di queste imputazioni gravissime e limitandosi ai fatti, non è difficile immaginare cosa sia successo dopo la pubblicazione di quei venti minuti di video: una tempesta di insulti e minacce ha colpito la ragazza su tutti i social.

Nulla di nuovo, si potrà pensare, dato che, da quando esiste la comunicazione di massa, il confine tra vita privata e vita pubblica delle personalità famose è estremamente sottile. La grande differenza tra il giornale scandalistico di turno che sorprende qualche celebrità in vacanza e la realtà dei social networking sites odierni è il potere del pubblico. Infatti, su piattaforme quali il popolarissimo TikTok, chiunque abbia un account è libero di commentare, condividere, creare videoreazioni, con una libertà di espressione che troppo spesso diventa strumento d’odio. Inoltre, in modo particolare su questo social network, l’età dei content creators è sempre più bassa e diventa doveroso chiedersi: quali conseguenze può avere questo tipo di esposizione sulla personalità ancora in fase di sviluppo di un adolescente?

L’adolescenza è uno dei periodi più delicati della vita e il gruppo dei pari assume un ruolo fondamentale, esso è, come descritto da Sherif e Sherif (1964), un laboratorio sociale, in cui l’adolescente si rispecchia negli altri, ottenendo da loro feedback utili alla costruzione della propria immagine di sé, in termini di abilità comportamentali, cognitive, affettive e relazionali, con influenza diretta sull’autostima (Harter, 1990; Pombeni, 1997). Normalmente il gruppo dei pari si costituisce di altri ragazzi e ragazze, di età pari o quasi, che appartengono alla stessa classe, praticano sport insieme o frequentano gli stessi ambienti ricreativi. Oggi, a queste realtà offline si aggiunge anche lo sterminato mondo dell’online e l’adolescente che condivide contenuti sui social si espone a una platea di “pari” molto più ampia e disinibita. Ciò è particolarmente vero nei casi dei giovani content creators come i membri della Hype House, i quali espongono la propria quotidianità non a qualche decina di conoscenti e amici, ma a milioni di persone, le quali diventano tutte potenziali fonti di feedback. Certamente la possibilità di raggiungere più persone porta con sé anche grandi possibilità, soprattutto per chi fatica a trovare un gruppo di appartenenza o persone in cui identificarsi nel proprio contesto sociale. Si possono citare a tal proposito tutti i creators che si fanno testimoni del movimento della body positivity: ragazze e ragazzi di diverse età che, mostrandosi senza filtri, cercano di mostrare alle giovani generazioni immagini reali e realistiche del corpo, soprattutto femminile ma non solo, in contrasto alle figure perfette, patinate e ritoccate che per decenni sono state proposte come unico standard di bellezza a cui aspirare.

In questo senso la condivisione online permette di raggiungere persone che si rispecchiano nel vissuto del creator, determinando la formazione di uno spazio di condivisione e scambio che può rappresentare una risorsa sia per l’autore del contenuto sia per tutti coloro che interagiscono con esso attraverso commenti, stitch o duets. L’altro inevitabile lato della medaglia è però rappresentato da trolls e haters, persone che sfruttano la possibilità di interazione per dispensare insulti e diffondere odio. Queste reazioni negative possono non aver bisogno di un pretesto e riguardare i dettagli più banali del contenuto pubblicato o della persona stessa oppure possono originarsi da eventi specifici come quelli presentati in precedenza. In entrambi i casi, esse portano con sé una serie di potenziali conseguenze deleterie per il livello di autostima del bersaglio e anche per la costruzione dell’identità e del .

Il mondo online e i suoi abitanti si costituiscono infatti come parte del sistema culturale di riferimento di questi giovani, il quale, seguendo la teorizzazione della psicologia culturale narrativa di Bruner, assume un ruolo fondamentale nella formazione del Sé dell’adolescente. L’autore parla, infatti, di Sé transazionale, che si costruisce nelle interazioni significative in situazioni e contesti particolari. Inoltre, i video di TikTok o i post di Instagram possono essere considerati parte della narrazione autobiografica dell’utente, la quale, sempre seguendo la trattazione di Bruner (1995), concorre alla costruzione del Sé e dipende dai generi narrativi messi a disposizione dal contesto culturale. Si parla a proposito di contestualizzazione intersoggettiva e normativa del Sé: esso si costruisce grazie alla capacità di riconoscere e condividere stati intenzionali, credenze e opinioni degli altri, ma anche grazie all’atto del situare gli eventi che riguardano l’individuo, narrati nella struttura di aspettative propria della cultura di appartenenza.

Si può perciò affermare come ogni interazione e scambio online concorra alla creazione di una “cultura nelle culture”, la quale impatta e influenza il percorso di costruzione identitaria degli utenti. Bisognerebbe così iniziare a pensare al mondo dei social non come a un semplice schermo su cui si muovono storie lontane di cui si è solo spettatori, ma bensì come ad un ambiente unico nel suo genere, in cui ciascuno contribuisce alla formazione e alla modifica di un sistema di significati, in un’interazione reciproca e dinamica tra utenti, creators e artefatti.

Di Letizia Aquilino

Letizia.aquilino01@icatt.it

BIBLIOGRAFIA:

Bruner, J.S. (1995).”Meaning and Self in Cultural Perspective”, in D. Bakhurst, C. Sypnowich (eds.), The Social Self, Sage Publications, London.

Harter, S. (1990), “Processes Underlying Adolescent Self-concept Formation”, in R. Montemayor et al. (eds.), From Childhood to Adolescence, Sage, Newbury Park.

Pombeni, M.L. (1997). “L’adolescente e i gruppi di coetanei’, in A. Palmonari (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna, pp. 251-270.

Sherif, M., & Sherif, C. (1964) Reference Groups Exploration into Conformity and Deviation of Adolescents, Harper and Row, New York.

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