SALUTE MENTALE E INTESTINO: IL RUOLO DEL MICROBIOTA INTESTINALE NELL’EZIOLOGIA E NEL TRATTAMENTO DELLA PATOLOGIA PSICHICA

Tempo di lettura: 8 minuti

“Siamo ciò che mangiamo”.

Oggi più che mai questa frase si è diffusa come un mantra nella nostra quotidianità, dal momento in cui si sono iniziate a studiare le caratteristiche benefiche e nocive degli alimenti sulla nostra salute, non solo fisica ma anche mentale. Il modo in cui ci nutriamo, infatti, si ripercuote con assoluta certezza non solo sull’insorgenza di malattie organiche come obesità, sindrome dell’intestino irritabile e disturbi autoimmuni, ma anche sul benessere mentale di ogni individuo. Da qualche anno numerosi studiosi hanno orientato le loro ricerche in questo campo permettendoci di conoscere sempre più approfonditamente il legame cervello-intestino e di trarre beneficio da questo nuovo modo di intendere l’alimentazione, non solo come bisogno primario, ma anche come risorsa per il nostro funzionamento.

Quando parliamo di digestione, assorbimento e metabolismo del cibo, dobbiamo fare riferimento all’apparato digerente ed in particolare alla rete nervosa che ricopre le pareti degli organi che ne fanno parte, denominata Sistema Nervoso Enterico (SNE). Questo sistema è in grado di gestire autonomamente la funzione digestiva modulando la motilità intestinale, l’attività secretiva delle ghiandole annesse, l’assorbimento dei nutrienti ed il flusso ematico intestinale. Per i simili livelli di autonomia tra Sistema Nervoso Enterico (SNE) e Sistema Nervoso Centrale (SNC), già nel 1998 Michael D. Gershon paragonava questa rete nervosa caratteristica dell’apparato digerente ad un “secondo cervello” in grado di agire sotto il proprio esclusivo controllo. L’autonomia del SNE è però da considerarsi relativa perché comunicazioni bidirezionali ed interazioni tra SNE e SNC sono sempre attive. Per esempio, alcune affezioni intestinali che compromettono la produzione di neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e oppiacei, possono influenzare il tono dell’umore. Viceversa, stati emotivi come l’ansia intensa possono provocare, attraverso stimolazioni della peristalsi e iperproduzione di neurotrasmettitori, colite, stipsi, colon irritabile o ulcere della mucosa.

Si può quindi affermare che cervello e intestino si influenzino reciprocamente e lavorino insieme lungo unasse che venne definito inizialmente asse intestino-cervello. Questo asse ha guadagnato sempre più forza nei campi che studiano le basi biologiche e fisiologiche dei disturbi psichiatrici, del neurosviluppo, legati all’età e neurodegenerativi, soprattutto con la scoperta di un terzo componente che ad oggi sembra essere fondamentale nell’interazione tra le due parti: il microbiota intestinale.

Ma che cosa si intende quando si parla di microbiota?

Il microbiota intestinale rappresenta l’insieme degli oltre 100 trilioni di micro-organismi, unici per composizione per ogni individuo, che vivono nell’intestino dal momento della nostra nascita e con i quali abbiamo instaurato una relazione simbiotica. Questa comunità microbica preserva la nostra salute esercitando essenziali funzioni fisiologiche e metaboliche che altrimenti il nostro organismo non sarebbe in grado di svolgere, contribuendo attivamente alla digestione dei nutrienti ed al corretto funzionamento del sistema immunitario. Il microbiota media la comunicazione tra intestino e cervello attraverso diverse vie di comunicazione, ognuna con i propri messaggeri:

  • la via vagale, che comunica attraverso i neurotrasmettitori
  • la via endocrina, che comunica attraverso gli ormoni
  • la via immunitaria, che comunica attraverso le citochine

Per la grandiosa importanza associata alla funzione del microbiota intestinale, oggi si parla di un nuovo asse microbiota-cervello-intestino (MGB). In tale campo di interesse, si è recentemente scoperto che un’alterazione nella composizione del microbiota intestinale, definita come disbiosi intestinale, può portare alla sovra-produzione di sostanze infiammatorie che, oltre a causare lesioni intestinali, raggiungono il cervello attraverso la circolazione sanguigna. Ciò sembrerebbe contribuire all’insorgenza di disturbi psichiatrici alterando il neurosviluppo, aumentando la neurodegenerazione, influenzando il comportamento e l’umore.Sebbene le sperimentazioni in tal senso sugli animali abbiano dimostrato l’interazione tra sintomatologia ansioso-depressiva e sintomi gastrointestinali, le evidenze scientifiche sull’uomo sono ancora ad un livello di studio primordiale. Possiamo però annoverare tra i primi gruppi di osservazione, quelli composti da soggetti affetti da schizofrenia, depressione, disturbo bipolare e disturbo d’ansia generalizzato. Le evidenze confermano anche in questo caso possibili correlazioni tra stato infiammatorio cronico e alterazioni del microbiota intestinale.

Queste recenti scoperte hanno un risvolto potenzialmente positivo non solo nella ricerca di specifiche configurazioni del microbiota che possano concorrere a determinare o influenzare i quadri clinici psicopatologici, ma anche nell’apertura a nuove possibilità di trattamento degli stessi. Se i batteri intestinali, infatti, possono comunicare con il cervello, allora si potrebbe pensare al contrario di controllare questa comunicazione per ottenere un effetto positivo sulla mente. Ad oggi, le strategie che potrebbero essere messe in campo per far fronte al ri-equilibrio della flora disbiotica a vantaggio di un microbiota arricchito da “batteri buoni” sono rappresentate dall’uso di probiotici e prebiotici o dalla recente tecnica, ancora in fase di studio, del trapianto di microbiota fecale (FMT). Le ultime sperimentazioni effettuate su popolazioni di topi dimostrano come il trapianto fecale di microbiota equilibrato in un ricevente con microbiota alterato, risulti efficace nel migliorare i disturbi di tipo psichiatrico (principalmente depressione e ansia), probabilmente alterando il sistema immunitario, le vie infiammatorie e metaboliche, i processi neurochimici e la neurotrasmissione.

Questi studi confermano ancora una volta quanto la salute del nostro corpo passi anche attraverso la mente e viceversa, in un concatenarsi di azioni e reazioni che determinano quello che definiamo come benessere psicofisico.

Di Anna Scolari

annascolari7@gmail.com

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