Troubled Teen Industry: le storie vengono a galla

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 2005, sono stata svegliata nel pieno della notte e rapita da due perfetti sconosciuti, un uomo e una donna. Nel mio delirio, tutto ciò che davvero ricordo è che mi hanno detto che avrei potuto lasciarli fare “con le buone o con le cattive”, e i miei genitori in piedi dietro di loro. Ricordo che ero così confusa dal fatto che i miei genitori stessero lasciando che questi due sconosciuti mi rapissero”.

(Jill’s Story, Breaking Code Silence, 23/02/2021).

La storia di Jill, come tante altre riportate sul blog di Breaking Code Silence, fa parte del grande, troppo grande, fenomeno della Troubled Teen Industry, che da decenni invade il panorama statunitense. Si tratta di una fitta rete di organizzazioni, scuole e centri residenziali di terapia, programmi che dichiarano di disporre dei mezzi e dei metodi educativi giusti per “curare” adolescenti problematici, definizione in cui rientrano giovani con supposti problemi emozionali, comportamentali o di abuso di sostanze (Szalavitz, 2006). Succede così che da un giorno all’altro ragazzi e ragazze scompaiano, prelevati dalle proprie case, senza alcuna possibilità di stabilire un contatto con amici e compagni per mesi, a volte per anni. I giovani, infatti, vengono inviati col consenso dei genitori ma spesso non volontariamente e, addirittura, nei casi in cui si ritiene ci sia rischio di fuga o di resistenza violenta, vengono assunti dei “trasportatori”, incaricati di rimuovere il ragazzo da casa e portarlo al luogo del programma (Robbins, 2014; Szalavitz, 2006).

I dati raccolti da Breaking Code Silence, un movimento sociale finalizzato a diffondere la consapevolezza sul fenomeno della Troubled Teen Industry, parlano dell’esistenza di almeno cinquemila centri residenziali di trattamento per giovani negli Stati Uniti. In questi luoghi, bambini e ragazzi di età compresa tra i cinque e i diciotto anni, vengono sottoposti a metodi di modificazione del comportamento derivanti dalla teoria del condizionamento operante di Skinner e che rischiano di diventare in questi contesti una facile ricetta per l’abuso, la trascuratezza e la creazione di un clima di terrore.

Si parla in questo caso di abuso istituzionale su minori, ossia abuso e trascuratezza operati da una persona che lavora per un programma di cura pubblico o privato, oppure l’insieme delle condizioni che hanno una buona probabilità di sfociare in scenari di abuso o trascuratezza.

Tra i metodi di abuso riscontrati in questi programmi si trovano ad esempio:

  • il proibire la comunicazione con i genitori e con i pari;
  • l’imposizione di un silenzio totale;
  • la somministrazione forzata o fuori misura di farmaci psichiatrici;
  • l’uso dell’isolamento come punizione;
  • la non soddisfazione di bisogni primari;
  • l’uso di restrizioni fisiche, meccaniche o chimiche.

Probabilmente anche grazie a movimenti come quello di Breaking Code Silence, grande è il numero di ragazzi e ragazze che, dopo essere stati vittime di questi brutali sistemi “rieducativi”, trovano il coraggio di raccontare la propria storia. Uno strumento spesso utilizzato in questo caso, così come in altri tipi di esperienze traumatiche, è TikTok, piattaforma social su cui grazie alla partecipazione a trend, centinaia se non migliaia di utenti hanno condiviso la propria storia.

Ciò è motivato probabilmente in parte dal bisogno di rielaborare attraverso la narrazione l’esperienza traumatica, in parte dalla volontà di denunciare questo sistema malato affinché altri giovani non debbano soffrirne gli abusi.

Di Letizia Aquilino

Letizia.aquilino01@icatt.it

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

Robbins IP (2014) Kidnapping incorporated: The unregulated youth-transportation

industry and the potential for abuse. American Criminal Law Review 51(3): 563–600.

Szalavitz M (2006) Help at Any Cost: How the Troubled-Teen Industry Cons Parents

and Hurts Kids. New York: Riverhead Books.

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