Depressione e suicidio nella società contemporanea

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La depressione è considerata tra le prime cause mondiali di disabilità dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che la definisce come uno dei maggiori problemi di salute pubblica. (Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS (2001).

Questa, infatti, si configura come un disturbo complesso e multiforme, che può presentarsi con diversi gradi di intensità, durata e a volte risulta essere associata al suicidio, costituendone nella maggioranza dei casi, una precondizione clinica.

È possibile parlare, in riferimento alla società contemporanea, di un aumento significativo delle malattie mentali. In particolare, questo fenomeno è diventato sempre più evidente a seguito della pandemia da Covid-19 che ha esacerbato un malessere fin ad allora, rimasto silente. Sono state quasi 6000 le richieste d’aiuto arrivate lo scorso anno da persone attraversate da pensiero suicida o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro, con una crescita del 55% rispetto al 2020, dato che risulta quadruplicato rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia. Inoltre, il 28% delle richieste di aiuto proviene da under 26 che hanno risentito delle limitazioni imposte dalla pandemia, in particolare, la privazione della vita quotidiana e sociale, limitata a causa del lockdown (CNOP, 2022).

Pertanto, il suicido risulterebbe essere un fenomeno in espansione, soprattutto nelle società più evolute e tecnologizzate (Svezia e Giappone sono le due nazioni con il più alto tasso di suicidi in tutte le fasce d’età) e nelle fasce più giovani della popolazione, poiché spesso i giovani sono incapaci di tollerare delusioni affettive e relazionali tipiche dell’età giovanile. Paradossalmente, nelle società dove si è raggiunto maggiore benessere, il “male di vivere” sembra inserirsi più aggressivamente. Così, nell’uomo contemporaneo, sempre più solo e sradicato dalla vita relazionale e comunitaria, la disperazione può raggiungere dei momenti di grande intensità e la mancanza di senso e l’inutilità di ogni sforzo lo porterebbe a percepire la realtà sempre più dolorosa, fino a sfociare in disturbi come depressione, dipendenza o, nelle situazioni più gravi, nel suicidio (Castelnuovo G. & Zacchetti E., 2021).

A questo punto risulta necessario distinguere due tipologie di suicidio: fatalistico e razionale.

  • Suicidio fatalistico: nella maggior parte dei suicidi (90% dei casi) si riscontra nei soggetti la presenza di disturbi della sfera psichica (i più comuni sarebbero: depressione, schizofrenia, disturbo borderline di personalità e dipendenze). In questi casi il suicidopuò rappresentare l’atto finale di chi avverte il futuro svuotato da ogni prospettiva positiva e manifesta instabilità psichica caratterizzata da sbalzi di umore, incapacità ad instaurare legami e difficoltà nel gestire l’emotività.
  • Suicidio razionale: di solito viene compiuto da persone che presentano malattie croniche e irreversibili in cui la consapevolezza della malattia o di una prognosi negativa porterebbe alla decisione di porre termine alla propria vita, per questo motivo viene spesso associato al concetto di eutanasia.

In ogni caso, questo fenomeno diventa l’esito finale di storie di vita diverse, ma che hanno in comune il fatto che listinto di morte ha superato listinto di vita (Castelnuovo G. & Zacchetti E., 2021).

Prevenzione

Il suicido non è facilmente prevedibile proprio perchè non si possono trovare eventi

che possono essere considerati tali da poter indicare con certezza che un disturbo depressivo stia scivolando verso questa evoluzione. La prevenzione del suicido diventa possibile se si è in grado di capire quando la sofferenza psichica sta diventando insopportabile per la persona depressa o quando colpisce una persona che non ha mai manifestato sintomi depressivi (Castelnuovo G. & Zacchetti E., 2021).

È un’illusione pensare che il problema del suicido sia completamente superabile, poiché è sempre esistito. L’ obiettivo è quello di ridurre, per quanto possibile, il fenomeno. Fra i fattori importanti di prevenzione vi sono:

  1. Non banalizzare i sintomi legati alla depressione soprattutto se si esprimono con il corpo e rendono il paziente lamentoso/ipocondriaco, attribuendogli erroneamente il ruolo di malato immaginario;
  2. Riconoscere la disperazione come il fattore psicologico più compatibile con l’intenzione suicida, che può non essere necessariamente collegato a un disturbo psichiatrico già strutturato e curato nel tempo.

Interventi

È necessario condurre degli interventi che tengano in considerazione la complessità e lorigine multi-fattoriale del quadro depressivo che necessita di cure integrate e multi-componente. È utile un dibattito che si concentri sulla migliore sequenza degli interventi da attuare e sulla relativa tempistica e intensità. Le principali linee guida internazionali sostengono come alla psicologia (prima scelta di trattamento, a volte è un trattamento necessario e sufficiente per depressioni lievi/medie) debba sempre accompagnarsi un trattamento farmacologico nel caso di depressioni più severe (Clarke & Layarde, 2015, 2016). Si è visto come l’integrazione dei due approcci consenta spesso di ottenere il meglio da entrambi, esaltandone le rispettive azioni.

La cura dovrebbe basarsi sull’uso combinato di farmaci, cheaprono a finestre positive di cambiamento, e la psicoterapia è utile per condurre il soggetto a vivere una serie di esperienze emozionali correttive tali da portare a un cambiamento in diverse aree di funzionamento e che sia duraturo nel tempo. Ogni processo di cura dovrebbe quindi aiutare il paziente nella ricerca di un significato da attribuire alla propria vita per evitare una ricaduta in uno stato di vuoto e di mancanza di senso. È fondamentale lascolto della sofferenza e l’uso di tecniche psicoterapeutiche volte a ristrutturare e modificare schemi psichici disfunzionali alla base delle manifestazioni della depressione (Castelnuovo G. & Zacchetti E., 2021).

Infine, ogni forma di psicoterapia ha come obiettivo quello di attivare le risorse presenti nella persona, di determinare un processo di cambiamento di prospettiva e aiutare l’individuo a recuperare un senso di speranza per il futuro (Borgna, 2017).

Di Selene Amonini

selene.amonini01@icatt.it

Bibliografia

Borgna E. (2017). Le passioni fragili. Milano: Feltrinelli

Castelnuovo G., & Zacchetti E. (2021). La cura della depressione tra illusioni e speranze. Esperienze e interventi in psicologia clinica. Milano: Franco Angeli.

Clarke & Layarde, 2015, 2016. Transparency about the outcomes of mental health services (IAPT Approach): and analysis of public data. Lancet. 679 – 686.

Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS (2001), ICF. International classification of functioning, disability and health, World Health Organization, Geneva (trad. it. ICF

Sitografia

Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (CNOP) 2022. https://www.psy.it/

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