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L’educazione affettiva è una questione molto dibattuta negli ultimi tempi e ha ricevuto una grande attenzione nel dibattito scolastico e pubblico. Ciò viene spiegato dalla problematicità delle condotte
emozionali della società attuale.
In tale situazione la scuola subisce spinte contraddittorie, che le chiedono un ritorno alla qualità e alla serietà garantita dalla cultura classica, di dare priorità all’educazione integrale dell’individuo rispetto all’istruzione e dunque alla trasmissione delle conoscenze. Inoltre, si reclama il ripristino di una disciplina rigorosa e che la scuola abbia una funzione di contenimento del disagio degli studenti. La società pone alla scuola numerose esigenze in contrasto tra di loro e ogni volta viene presa di mira. Allora la scuola,
rinchiusa in questi vincoli e povera di riferimenti si trova spaesata, come gli insegnanti, che mostrano grande disagio e malessere.
Da tutti questi vincoli ci si libera mediante un salto creativo, un punto di vista più ampio e inclusivo, in grado di integrare l’istruzione scolastica con la proposta di un’educazione affettiva, coerente con il sistema educativo attuale e in grado di aumentare le competenze emotive degli studenti (Baldacci, 2008). Secondo Bertin (1968) l’educazione ha delle direzioni ideali verso cui tendere, come quella
affettiva, e ha come principio basilare lo sviluppo integrale della personalità del soggetto. Questo principio si esprime attraverso la contrapposizione tra esigenza “egocentrica”, tesa a rafforzare la
soggettività, e quella “eterocentrica”, volta a consolidare gli aspetti del mondo sociale, alternativi all’individualità. Posta questa antitesi, l’educazione affettiva cerca una loro conciliazione nell’ambito
dello sviluppo della personalità e dell’educazione etico-sociale. Dunque, l’educazione affettiva si pone il fine di curare la vitalità e la volontà creatrice del soggetto e di arricchirne le potenzialità etico-sociali.
Tuttavia, come ha sottolineato lo psicoanalista Massimo Recalcati “l’educazione affettiva non può essere considerata una materia di scuola tra le altre, non può ridursi a un sapere tecnico perché tocca ciò che di più intimo, inafferrabile e bizzarro c’è nella soggettività umana”. L’affettività, la sessualità e il desiderio non sono un sapere universale da trasmettere, ma elementi soggettivi della personalità di ogni soggetto che attraverso l’incontro con un sapere specialistico verrebbero profondamente deturpati. Piuttosto l’educazione affettiva è un percorso di crescita interiore promosso dall’immersione nel sociale e nella convivialità. Non dovrebbe essere considerata, come spesso accade, in uno strumento per imparare a controllare le proprie tensioni affettive attraverso la ragione e il pensiero; idea alquanto irraggiungibile e fallace poiché il controllo cerca di contenere l’aggressività e la parte “folle” di ogni individuo, non donando riconoscimento a esse e potenziandone gli effetti distruttivi nel momento in cui fallisce nel suo tentativo bizzarro.
Perciò, considerando il desiderio dell’educazione affettiva di arricchire il giardino interiore degli studenti e la mancanza di risorse, umane ed economiche, all’interno del sistema scolastico, ci si può avvalere della letteratura come strumento per l’educazione all’affettività.
Essa offre un immenso patrimonio di storie in grado di elicitare forti reazioni emotive per avviare una discussione critica negli studenti sulla via della scoperta della psiche umana. Le opere dei grandi scrittori implicano momenti di riflessione interiore e di dialogo con il proprio Sé e la propria storia, oltre a creare le basi per l’empatia mediante l’identificazione con i personaggi letterari. Difatti, leggere ma soprattutto leggere bene e in profondità, attraverso l’insegnamento di una figura sensibile ed esperta, significa
entrare nella pelle dell’altro, nel suo dolore e nel suo silenzio.
La letteratura attraverso le sue storie permette di raccontare le sfaccettature delle esperienze umane, anche quelle più disturbanti, permettendo di entrare nell’animo umano e provare ogni sentimento a esso connesso. L’integrazione tra educazione affettiva e letteratura aiuta a generare persone mature, dotati di ricchezza emotiva e pensiero critico, e in grado di affrontare le domande della vita come l’esistenza, il dolore, la morte e l’amore. Oltre a ciò, considerando la natura manchevole e incompleta dell’essere umano, la letteratura rappresenterebbe un oggetto da investire affettivamente in grado di accendere il desiderio degli studenti e donare sensibilità nei confronti della bellezza e della profondità.
Concludendo, la scuola attraverso l’integrazione tra educazione e letteratura può aiutare a comprendere le esperienze della vita tenendo insieme il polo dello sviluppo del Sé e della relazionalità
sviluppando la propria interiorità secondo momenti di responsabilità etico-sociale verso gli altri.
Scritta da Andrea Giacomo Marcinnò
andeagiacomo.marcinno01@icatt.it
Bibliografia
- Baldacci, M. (2008). La dimensione emozionale del curricolo, l’educazione affettiva razionale nella
scuola. Franco Angeli. - Bertin, G. M. (1968). Educazione alla ragione. Armando Editore.
Sitografia
https://fondazionesanbenedetto.it/2025/11/15/e-la-letteratura-la-vera-educazione-affettiva

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