Art therapy

Tempo lettura: 5 minuti

Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno.”  (A. Artaud)

Al giorno d’oggi quante persone assistono a spettacoli teatrali? Quanti di noi si soffermano tra i corridoi di un museo ad osservare un dipinto? Quanti sono affascinati dai versi una poesia? Quanti si lasciano rapire dalle note di una canzone?  

Nella società di oggi, l’arte ricopre un ruolo marginale nella vita di gran parte delle persone: essa appare come qualcosa di noioso, a tratti antico rispetto a tutto ciò che ci circonda giornalmente. L’avanzamento tecnologico e il progresso in generale pare abbiano impigrito le menti: ormai tutto è alla portata di un click, non si fa fatica a ricercare notizie o informazioni e tutto è servito senza il minimo sforzo. Forse, con questo modo di vivere, ci si pone poche domande, non si va a fondo in certe situazioni tendendo invece a vedere la superficie delle cose e a non trovarne mai l’essenza.

Come afferma la scrittrice Pierangela Rossi Sala in “La cucina del senso”, “la funzione dell’arte […] non è quella di dare risposte o modelli prefabbricati di interpretazione della realtà […]. La funzione dell’arte è, se mai, quella di porre domande, di rinviare ulteriormente gli interrogativi posti dalla realtà”. Di conseguenza, l’arte e la creatività dell’uomo si situano nella zona di transizione, di passaggio tra mondo interno e mondo esterno per riformulare i termini mediante la creazione del nuovo (D.W. Winnicott).

Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia” è il curioso titolo di un’opera d’arte multimediale, che Marzia Migliora ha progettato per il Museo del Novecento di Milano e che può essere considerato un esempio di come l’arte riesca ad alimentare la nostra creatività. L’artista ha scelto 24 dipinti e ha chiesto a persone differenti per età ed esperienze di vita, di posizionarsi di fronte ad essi e descrivere ciò che le opere suscitassero in loro. A questo punto, i visitatori del museo seguendo un’audioguida hanno ascoltato le emozioni, le suggestioni e le immagini che provenivano dall’immaginario delle 24 persone precedentemente selezionate, il tutto accompagnato dal suono di un violoncello per sottolineare il “non detto” di quelle parole, oltre che la soggettività e l’intimità che vi era dietro ogni pensiero. Nell’audioguida è possibile, per esempio, ascoltare le tenere parole di un bambino che in un dipinto scorge delle anime, le quali si spostano nella stessa direzione come per andare via da quel luogo e aggiunge anche che gli piacerebbe seguirle. Ciò che il bambino voleva comunicare era un desiderio di vicinanza, intimità e conoscenza. A seguire si sente la voce di un adulto che riconosce la scena di un addio e lo descrive come “qualcosa che pare capace di avvolgere, è l’idea di un abbraccio […], di fatto l’addio è una riunione fatta per separarsi”. Ci si trova dunque davanti a delle immagini molto differenti, che suggeriscono una sensibilità soggettiva da parte dei due fruitori. L’opera chiede all’interprete di decifrarla e il suo significato dipende unicamente dal punto di vista dell’interprete stesso. Si crea come un campo d’azione doppio: da un lato il fruitore dà un senso all’opera che rispecchia il suo interno verso l’esterno attraverso i mezzi che l’opera stessa fornisce; dall’altro lato viene compreso, interpretato e così prende vita una parte di lui attraverso luoghi invisibili alla vista di tutti ma che l’opera d’arte possiede, luoghi che si animano e si illuminano attraverso la connessione con l’interprete stesso.

A tal proposito lo studio della psicologia del profondo, ovvero dell’inconscio, ha permesso di studiare l’opera d’arte considerando la sua interpretazione come espressione delle esigenze più immediate e istintive dell’individuo e soprattutto della sua creatività.

Al giorno d’oggi l’arte è utilizzata anche come terapia, con obiettivi di crescita, conoscenza di sé e acquisizione di consapevolezza. La parola “Art Therapy” è stata utilizzata per la prima volta nel 1942 in Inghilterra da Adrian Hill, un artista britannico che sosteneva che, attraverso l’espressione artistica, il paziente potesse riequilibrare mente e corpo. Questa pratica, tuttavia, non era una novità: negli ospedali psichiatrici questa tecnica era già utilizzata per cercare di circoscrivere alcuni comportamenti dei pazienti e creare un quadro più dettagliato di essi. In Italia, è stato necessario attendere gli anni ’70 con Franco Basaglia per poter parlare di Arteterapia: egli utilizzò questa tecnica per individuare le potenzialità di alcuni pazienti ed aiutarli ad esprimerle al fine di soddisfare i loro bisogni e considerare le loro diversità come un valore aggiunto. In particolare, egli utilizzò una tecnica specifica chiamata arte della narrazione secondo la quale ogni persona sceglie la modalità di espressione più affine a sé come per esempio un disegno, una scultura, la creazione di un manufatto.

Generalmente, l’Arteterapia parte dalla creazione di disegni specifici in cui si fa attenzione alle linee, ai colori, alle ombre, alle luci, ai vuoti, quasi come fossero un alfabeto. Ciò che si ricava alla fine del percorso è il disegno complessivo di ciò che il paziente è o vuole esprimere.

Attraverso la visione grafica del vissuto del paziente, si può raggiungere un miglioramento psicofisico, una maggiore consapevolezza del proprio essere, una maturità tale da evidenziare ciò che c’è di passato dentro di lui, renderlo riconoscibile e trasportarlo fuori da sé in modo da andare oltre. Alla luce di quanto detto, l’arte non è solo estetica, non è solo divertimento, ma talvolta è anche cura: affidarsi ad essa, soprattutto in una società come la nostra in cui si sta perdendo di vista il suo valore e in cui a volte non si ha tempo per sé stessi, potrebbe essere di fondamentale importanza per dare ordine al caos e ricavarne un benessere psicofisico.

Di Marcella Fiorentino

marcellafiorentino99@gmail.com

Bibliografia e sitografia

Pogliani, G., (1992). Psicologia Conoscere se stessi e gli altri. Armando Curcio Editore, vol.1 e 7

Velotti, S. (2012). La filosofia e le arti: Sentire, pensare, immaginare. Gius. Laterza & Figli Spa.

Psicologia a pezzi. 2021. Psicologia a pezzi – Passiamo le nostre giornate a cercare il giusto incastro tra un groviglio di pezzi. https://psicologiaapezzi.com/

Scienzaeconoscenza.it. 2021. Scienza e Conoscenza. https://www.scienzaeconoscenza.it/ 

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