L’IMPATTO DEL COVID-19 SULLA SALUTE MENTALE DELLE PERSONE RIFUGIATE

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Le misure restrittive adottate nei Paesi a causa della pandemia e i vissuti negativi hanno avuto un impatto notevole sulla salute mentale della popolazione mondiale (tra gli studi, Pierce et al., 2020). Sono stati condotti molti studi che hanno voluto indagare le conseguenze della pandemia su vari gruppi di persone, tuttavia, non sono numerosi gli studi che si sono occupati degli effetti del COVID-19 sulle persone rifugiate.

I rifugiati, come evidenziano numerosi studi, sono considerati un gruppo particolarmente a rischio per quanto riguarda la salute mentale: come mostra la systematic review di Mellor e colleghi (2021), condotta analizzando 19 studi con un campione complessivo proveniente da 30 Paesi differenti, tale popolazione incorrerebbe in un alto rischio di soffrire di un disturbo da stress post-traumatico, a causa dei ripetuti traumi vissuti durante la migrazione.

Lo studio di Spiritus-Beerden e colleghi, pubblicato a giugno del 2021, sottolinea l’importanza di porre l’attenzione sull’impatto del COVID-19 sulla salute mentale delle persone rifugiate: infatti, esse sono circa 80 milioni (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR, 2021), e spesso vivono in situazioni di estrema precarietà. Per tale motivo Spiritus-Beerden e colleghi hanno somministrato a un campione di quasi 21.000 partecipanti un questionario sulle caratteristiche demografiche, la salute mentale, lo stress quotidiano e il benessere sociale. In particolare, si è chiesto ai partecipanti di indicare se la percezione della propria salute mentale fosse aumentata, rimasta uguale o diminuita in seguito alla pandemia, utilizzando domande riguardanti sentimenti di depressione, ansia, preoccupazione, sentimenti di solitudine, rabbia, pensieri riguardanti esperienze traumatiche vissute, reazioni fisiche allo stress, irritazione, disillusione, problemi nel sonno e uso di sostanze. Per misurare i vissuti di discriminazione dei partecipanti è stata utilizzata la medesima scala di valutazione, indagando vissuti come l’essere stati trattati in modo diverso per le proprie origini e per la propria religione, essere stati evitati, aver percepito sentimenti di ansia da parte delle altre persone, essere stati trattati ingiustamente dalla polizia.

I risultati dello studio mostrano che i rifugiati che vivono in condizioni precarie (centri di accoglienza, senza tetto e vivere in un luogo non sicuro) riportano un peggioramento della propria salute mentale, dello stress percepito e dei sentimenti di discriminazione dall’inizio della pandemia, senza distinzione tra le tre condizioni abitative. Per quanto riguarda l’età e il genere dei partecipanti, i più giovani sembrano aver riportato effetti meno negativi rispetto ai più anziani, e le donne hanno riportato risultati significativamente peggiori rispetto agli uomini. Inoltre, i partecipanti che hanno riportato di aver subito più comportamenti discriminatori rispetto a prima della pandemia riportano anche un peggioramento della propria salute mentale. Le persone che hanno riportato una difficoltà nel soddisfare i bisogni di base (avere una casa, un lavoro, cibo e vestiti) hanno riportato un evidente deterioramento di ansia e depressione; l’avere avuto difficoltà ad accedere ai servizi medici ha mostrato un deterioramento generale della salute mentale.

Tuttavia, bisogna sottolineare che anche quelle persone che, al momento dello studio, non vivevano in situazioni di estrema precarietà hanno mostrato un significativo deterioramento della propria salute mentale: infatti, le persone rifugiate possono avere difficoltà ad accedere ad una rete sociale di supporto, che è considerata uno dei maggiori fattori di protezione per quanto riguarda la salute mentale. Tuttavia, non bisogna sottovalutare l’“effetto pentola a pressione”: ricevere un supporto sociale e parlare di traumi e stress con persone che hanno vissuto la stessa situazione può esacerbare i sentimenti di stress.

Di Marta Matuella

marta.matuella01@icatt.it

BIBLIOGRAFIA

Mellor, Werner, Moussa, Mohsin, Jayasuriya & Kuowei Tay (2021). Prevalence, predictors and associations of complex post-traumatic stress disorder with common mental disorders in refugees and forcibly displaced populations: a systematic review. European Journal of Psychotraumatology, 12:1

Pierce, M., Hope, H., Ford, T., Hatch, S., Hotopf, M., John, A., Kontopantelis, E., Webb, R., Wessely, S., McManus, S., et al. (2020). Mental health before and during the COVID-19 pandemic: A longitudinal probability sample survey of the UK population. Lancet Psychiatry, 7, 883–892.

Spiritus-Beerden, E., Verelst, A., Devlieger, I., Langer Primdahl, N., Botelho Guedes, F., et al. (2021). Mental Health of Refugees and Migrants during the COVID-19 Pandemic: The role of experienced discrimination and daily stressors. Int. J. Environ. Res. Public Health, 18, 6354

UNHCR. UNHCR—Refugee Statistics (2021). Available online: https://www.unhcr.org/refugee-statistics/

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