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Nell’ambito della prevenzione secondaria degli abusi sessuali a danno di minori, assumono particolare rilevanza gli interventi rivolti a individui con pedofilia — ovvero soggetti con attrazione sessuale verso minori — che non sono ancora stati identificati o perseguiti dal sistema giudiziario e che si collocano nel cosiddetto Dunkelfeld (“campo oscuro”). Tale concetto fa riferimento
all’insieme dei comportamenti e dei reati che rimangono non scoperti o non registrati dalle autorità.
In questa area rientrano sia soggetti che presentano esclusivamente fantasie sessuali, sia individui
che hanno già messo in atto condotte abusive — di natura fisica o attraverso il consumo di materiale pedopornografico — senza essere stati oggetto di indagine o condanna. Proprio per questa eterogeneità, il Dunkelfeld configura una zona grigia dal punto di vista preventivo: se da un lato gli interventi rivolti a questa popolazione si collocano prevalentemente nell’ambito della prevenzione secondaria, in quanto mirano a intervenire su individui ad alto rischio prima dell’emersione giudiziaria del reato, dall’altro possono presentare elementi di contiguità con la prevenzione terziaria, laddove i destinatari abbiano già posto in essere comportamenti abusivi non rilevati. Tra i
modelli più studiati a livello internazionale si distingue il progetto tedesco Kein Täter werden (“Non diventare un autore di reato”), sviluppato da Beier e colleghi presso l’Università Charité di Berlino. Il programma nasce nel 2005 come Prevention Project Dunkelfeld (PPD) e, a partire dal 2011, si è progressivamente ampliato fino a costituire una rete nazionale articolata in diversi centri distribuiti sul territorio tedesco. L’obiettivo principale dell’intervento è offrire un accesso volontario e anonimo a percorsi terapeutici rivolti a soggetti con pedofilia, al fine di intervenire precocemente sui fattori di rischio e prevenire il passaggio all’atto. Parallelamente, il programma si propone di
supportare anche individui con pedofilia che hanno già messo in atto comportamenti abusivi sessuali, ma non sono stati individuati dal sistema giudiziario, aiutandoli a interrompere tali condotte e a prevenire ulteriori recidive. In particolare, il progetto si propone di fornire strumenti specifici per la gestione degli impulsi sessuali e per il controllo comportamentale, attraverso un approccio prevalentemente cognitivo-comportamentale. In tal senso, Kein Täter werden rappresenta uno dei principali esempi di prevenzione basata sulla volontarietà del trattamento e sulla riduzione
delle barriere all’accesso, come lo stigma e il timore di conseguenze legali, elementi che spesso ostacolano la richiesta di aiuto in questa popolazione. Il programma terapeutico specifico che viene applicato all’interno di questa rete prende il nome di BEDIT (Berlin Dissexuality Therapy). Si tratta di un intervento di gruppo della durata di circa un anno (45–50 sessioni) che si articola in diversi
moduli , ciascuno dei quali interviene su specifici fattori di rischio dinamici:
- Il modulo sull’autoregolazione ha come obiettivo il potenziamento di quest’ultima, attraverso tecniche finalizzate al monitoraggio e al controllo delle fantasie e degli impulsi sessuali verso i minori – Il modulo sulla ristrutturazione cognitiva è volto a identificare e modificare le cognizioni disfunzionali che possono giustificare o minimizzare il comportamento abusivo
- Il modulo sull’empatia si focalizza sulla capacità di riconoscere e comprendere il danno subito dalle vittime
- Il modulo sulle strategie di coping favorisce la sostituzione di modalità disfunzionali – come il ricorso alla sessualità per gestire lo stress – con strategie più adattive
- Il modulo sul funzionamento sociale ha come obiettivo il miglioramento delle competenze relazionali, dell’attaccamento e della gestione della solitudine
Inoltre, l’intervento può integrare, se si ritiene clinicamente necessario, una componente
farmacologica individualizzata, mediante l’utilizzo di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o farmaci androgeno-deprivativi, al fine di ridurre il desiderio e gli impulsi sessuali. Uno studio pilota condotto da Beier et al. (2014) ha valutato l’efficacia di BEDIT: i risultati indicano che, rispetto a un gruppo di controllo, i partecipanti trattati hanno mostrato una riduzione significativa di alcuni fattori di rischio dinamici associati all’abuso, tra cui la solitudine, le distorsioni cognitive a sostegno del reato e il coping disfunzionale orientato alle emozioni. Inoltre, è stato osservato un miglioramento nella capacità di autoregolazione degli impulsi sessuali e una
diminuzione della preoccupazione sessuale verso i minori. Tuttavia, anche se i ricercatori si aspettavano che la terapia, migliorando la gestione degli impulsi e riducendo il disagio, facesse sentire meglio i pazienti nel rapporto con se stessi, si è verificato l’opposto; ovvero l’aumento dei deficit di autostima. Tutto ciò suggerisce la complessità del processo terapeutico, che può inizialmente accentuare il disagio psicologico attraverso il confronto con aspetti repressi della propria personalità.
Valentina Tescari
Bibliografia
Beier, K. M., Grundmann, D., Kuhle, L. F., Scherner, G., Konrad, A., & Amelung, T. (2014). The German Dunkelfeld Project: A pilot study to prevent child sexual abuse and the use of child abusive images. International Society for Sexual Medicine. https://doi.org/10.1111/jsm.12785

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